INCI

Quando acquistiamo un prodotto cosmetico o un detersivo, credo che non sia importante soffermarsi sulle indicazioni scritte sul fronte del flacone, ma sulla sua composizione chimica, scritta piccola piccola nel retro, l’INCI appunto, che spesso nasconde delle sorprese…INCI significa “International Nomenclature of Cosmetic Ingredients” ed è la lista di tutti gli ingredienti contenuti nel prodotto, scritti in ordine decrescente fino all’1%, poi si possono mettere a piacimento.
I nomi delle sostanze vengono scritti in latino (es. nomi botanici delle piante) oppure in inglese, se le molecole hanno subito processi chimici o sono prodotte in laboratorio.
Per i cosmetici l’INCI completo sul flacone è obbligatorio, secondo la Direttiva CEE 76/768.
Per i detersivi non è obbligatoria la lista sul contenitore, ma esiste il Regolamento Europeo sui detergenti (n. 648/2004), che impone al fabbricante di avere un sito web (indicato in etichetta) dove si devono trovare tutti i componenti del prodotto in ordine decrescente.
E’ importante precisare che i prodotti cosmetici presenti sul mercato NON SONO TOSSICI o FUORILEGGE, perché le sostanze che contengono devono essere in percentuali i cui limiti sono stabiliti per legge.
Il problema è l’accumulo, ovvero la somma delle quantità di una certa sostanze problematica che mi metto addosso in una giornata. Infatti potrebbe essere nel sapone per le mani, nel bagnoschiuma, nel dentifricio, nella crema viso, crema corpo, ecc. e quindi potrei superare di gran lunga la dose consentita e ritenuta non dannosa per l’uomo.
E’ chiaro che le sostanze discutibili con cui potremmo venire a contatto si aggiungono anche a quello che respiriamo e a ciò che ingeriamo con il cibo.Come facciamo a sapere se stiamo acquistando una schifezza?
Ci sono oltre 20.ooo molecole diverse utilizzate per produrre cosmetici, con nomi spesso impronunciabili e, come se non bastasse, spesso i prodotti hanno inci lunghissimi! (quando mi soffermo a lungo a leggere dietro i flaconi, le commesse dei negozi mi guardano con sospetto… mi crederanno un ispettore dei NAS…).Per questo può essere di aiuto il BIODIZIONARIO, uno strumento utilissimo per valutare l’INCI, creato da Fabrizio Zago, chimico industriale.
E’ frutto di un lavoro enorme e disponibile gratuitamente sul web, unico in Italia, a cui si rifanno molte aziende serie sensibili all’eco-bio e alla dermocompatibilità. State tranquilli, non vuole “vendere” nulla!
E’ “solo” un elenco pressoché infinito di sostanze valutate in base alle loro caratteristiche chimiche, se sono sintetiche o naturali, se di derivazione petrolifera, vegetale o animale; la loro biodegradabilità; l’impatto sull’ambiente, sull’uomo e sugli organismi acquatici.(*)
La classificazione segue i colori del semaforo: verde è ok, giallo indica attenzione e rosso… lascia perdere!
Il Biodizionario tiene conto sia dell’origine che del destino delle materie prime. Bisogna considerare molti aspetti per valutare una sostanza, non sempre il giudizio può essere netto!
Per es. alcuni estratti totalmente vegetali potrebbero dare allergie e quindi sono considerati “rossi”.
Oppure, molte molecole sono valutate negativamente perché poco sostenibili, necessitano di molta energia per la loro creazione, sono inquinanti e invece potrebbero essere facilmente sostituite dal formulatore con sostanze migliori.
Viceversa, potrebbero avere un pallino “verde” sostanze che sono sintetiche, ma magari molto biodegradabili o attualmente di difficile sostituzione.
Quindi la valutazione subisce dei cambiamenti nel tempo, di pari passo con la ricerca scientifica.
Leggendo l’inci potremo essere CONSAPEVOLI di “cosa” ci spalmeremo addosso, se questa sostanza potrà essere problematica per noi e/o per l’ambiente, e regolarci di conseguenza. Poi ognuno di noi potrà fare la sua personalissima scelta di accettare o meno 1 o 20 o zero pallini rossi!Per verificare velocemente cosa sto comprando, ecco una breve lista di sostanze che, se trovo in etichetta, mi fanno scartare il prodotto:imidazolidinyl urea, diazolidinyl urea, DMDM hydantoin, sodium hydroxymethylglycinate, 2-Br-2 nitropropene-1,3 diol: sono dei conservanti, cessori di formaldeide. La formaldeide è un cancerogeno accertato come l’amianto (CMR categoria 1)(**). Questi prodotti rilasciano sempre un po’ di formaldeide che uccide i batteri e si consuma. Dopodiché si decompongono per ripristinare l’equilibrio cedendo altra formaldeide (quindi attenzione ai prodotti aperti da molto tempo!)petrolati (paraffinum liquidum, paraffin, petrolatum, ceresin, vaselina): sono occlusivi (bloccano la traspirazione cutanea), non sono dermocompatibili e sono facilmente sostituibili da sostanze vegetali. Ma sono molto utilizzati perché non irrancidiscono, non danno allergie e sono tra le sostanze meno costose e più stabili in cosmetica. Sono classificati cancerogeni CMR 2 dalla UE (***).DEA (dietilendiammina), MEA (metiletilendiammina), TEA (trietilendiammina), MIPA: sono emulsionanti, ripristinano il grasso tolto dal tensioattivo SLES, sono aggressivi sulla pelle, potrebbero formare nitrosoammine cancerogene in alcune condizioni.PEG (emulsionanti, umettanti) PPG (emollienti): aumentano la permeabilità della pelle (ma così passano anche tutte le altre schifezze presenti nel prodotto!) e sono derivati petroliferi “etossilati”. La molecola derivante dal petrolio è l’ossido di etilene gassoso, il numero scritto vicino alla sigla PEG o PPG indica le molecole presenti. Durante la sintesi chimica della fabbricazione di queste sostanze, due molecole di ossido possono legarsi insieme e creare del diossano cancerogeno.BHT e BHA: antiossidanti e disturbatori endocrini (una buona vitamina E risolverebbe il problema senza effetti secondari!). è un antibatterico molto penetrante, è stato trovato anche nel latte materno!Parabeni: è una famiglia di conservanti ancora sotto studio, quasi certamente propyl e buthylparaben sono cancerogeni.In generale, tutte le parole che contengono iso- e -eth sono sintetiche. Il -th nasconde un certo numero (normalmente scritto) di molecole di ossido di etilene ovvero di un derivato petrolifero al 100% (ossido di etilene gassoso) e che può formare, durante la sintesi chimica, del diossano cancerogeno.La cosa che mi irrita di più è che spesso i peggiori inci si trovano (ahimè) proprio nei prodotti per bambini e neonati, anche quelli reperibili solo in farmacia…
Molte volte prodotti famosi e super pubblicizzati, non sono assolutamente diversi da quelli anonimi dei discount (se non peggio…). Ma solitamente i loro costi sono anche più elevati e non hanno nulla al loro interno di quello che magari promettono…quindi scartandoli, RISPARMIEREMO!
Viceversa, proprio “spulciando” nei discount o comunque tra prodotti non di marca, ho notato formulazioni molto buone e “green”. Infatti, può capitare che alcune piccole aziende italiane sensibili all’eco bio producano per terzi, oppure sono prodotti “stranieri” meglio formulati.
Ultimamente va di “moda” l’ecologia (fortunatamente), ma ci sono anche molti eco-furbi. Infatti, può accadere che la stessa marca abbia prodotti ottimi e altri pessimi, in termini di inci.
Insomma, non ci si deve fidare delle parole scritte sul flacone come: bio, eco, naturale, dermatologicamente testato, ecc., bisogna CONTROLLARE l’INCI!!!!N.B.: se scoprirete di avere in casa prodotti con inci non accettabile, non buttateli, perché inquinerete e basta. Potreste “riciclarli” per altri scopi. Es. il bagnoschiuma come detersivo per capi delicati (magari non in lavatrice che fa un sacco di schiuma), il balsamo come ammorbidente, la crema come lucido da scarpe…Qui c’è una lista di interessanti utilizzi.Per analizzare gli ingredienti dei cosmetici potete utilizzare il Biodizionario oppure l’INCI Analyzer, un’applicazione creata appositamente su cui incollare tutta la lista dei componenti e ritrovarla corredata dei relativi pallini colorati.(*)BIODEGRADABILITA’ E IMPATTO AMBIENTALE
Considerare solo la biodegradabilità di una sostanza non è sufficiente per definire la sua “pericolosità”. Occorre conoscere anche la sua tossicità per gli organismi acquatici.
Non è sempre vero che se è “molto biodegradabile” questo corrisponde a un minor impatto ambientale ossia danneggia meno l’ambiente. Ci sono tensioattivi molto tossici ma anche molto biodegradabili ed anche il contrario cioè poco biodegradabili ma anche poco tossici per gli organismi acquatici.
Inoltre dire “completamente” biodegradabile non è corretto. Si può dire “rapidamente”, “velocemente” ma non completamente, non c’è nessun metodo OECD (Organisation for Economic Co-operation and Development) che dia questo risultato.
Infatti, i test che vengono eseguiti per stabilire appunto la biodegradabilità di una sostanza, non sono metodi statici o strumentali ma si basano invece sull’azione di batteri che si “mangiano” la sostanza.
Quindi è molto più appropriato parlare di “tendenza” di biodegradabilità.
I testi ufficiali secondo le linee guida OECD (o OCSE Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico) definiscono le varie classi di biodegradabilità come:
BIODEGRADABILITÀ AEROBICA
R = Rapidamente biodegradabile
I = Intrinsecamente biodegradabile
P = Persistente. L’ingrediente non ha superato il testo di biodegradabilità intrinseca
O = L’ingrediente non è stato testato
NA = Non applicabile.
Il termine “Completamente” non viene mai usato. Si potrebbe sostenere la definizione completamente se ci si riferisse, ma deve essere chiaro ed espresso, a una sostanza biodegradabile sia in comparto aerobiotico che anaerobiotico.Attenzione al naturale: non è detto che tutto ciò che deriva dalla natura è innocuo per l’uomo e non darà problemi: la cicuta è una pianta, ma è un veleno mortale per l’uomo. Il petrolio, l’arsenico, il botulino sono naturali…Attenzione alle sostanze “solo” dannose per l’ambiente: secondo me, ambiente e uomo sono strettamente collegati, se una cosa “fa male” all’ambiente, prima o poi ci si ritorcerà contro… Es. l’EDTA è una sostanza utilizzata nei bagnoschiuma come sequestrante (significa che elimina i sali di calcio e di magnesio che impedirebbero ai tensioattivi di fare il loro lavoro). Non è particolarmente problematica per la pelle ma è un chelante, cioè si lega ai metalli e li porta in soluzione. Quando viene risciacquato e introdotto nell’ambiente, se in eccesso (cioè se diventa un inquinante) rimuoverà i metalli pesanti dai fondali marini, li porterà nelle acque rendendoli disponibile per i pesci, che poi potremo ritrovare nel nostro piatto, con un contenuti di mercurio, piombo, ecc. elevatissimi.Non mi maltrattate la chimica!: TUTTO E’ CHIMICA, possiamo associare una formula chimica a tutte le sostanze conosciute, i processi all’interno del nostro corpo avvengono tramite reazioni chimiche… ma dobbiamo usarla nel modo giusto e, nel caso dei cosmetici o detergenti, scegliere molecole “amiche”!(**) I CMR sono divisi in 3 categorie:
categoria 1: sostanze i cui effetti cancerogeni, mutageni e tossici per la riproduzione nell’uomo sono accertati
categoria 2: sostanze che si presume essere cancerogene, mutagene e tossiche per la riproduzione nell’uomo.
categoria 3: sostanze che possono causare problemi per l’uomo, a causa dei possibili effetti cancerogeni, mutageni e tossici per la riproduzione.
C = cancerogeno
M = mutagenico
R = pericoloso per la riproduzione(***) I petrolati sono CMR 2, significa che non hanno una diretta causalità nella formazione del cancro, come può essere ad esempio la formaldeide o l’amianto, ma sono fortemente sospettati, se non si conosce l’intero ciclo di fabbricazione. Infatti, potrebbe non riuscire ad eliminare del tutto le impurezze contenute e quindi non è possibile escludere la presenza di inquinanti. I petrolati sono nella lista degli ingredienti della maggior parte dei rossetti e dei burro cacao, salviette mani bimbi che mettono in bocca… Questi composti attraversano intatti l’apparato digerente e poi vengono espulsi (il nostro fisico non li assimila, per fortuna) ma siccome non so se sono esenti da impurezze cancerogene non mi sembra una furbata ingerirli! Sicuramente le grandi case produttrici faranno seri controlli, ma siccome esistono oli altrettanto emollienti ma biodegradabili, perché usare e spalmarsi il petrolio?  I motivi sono molti: è emolliente, crea un film occlusivo, ripara la pelle lesa molto più di qualsiasi altro grasso naturale, non dà allergie, non irrancidisce, è piacevole da spalmare sulla pelle e costa poco…

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione / Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione / Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione / Modifica )

Google+ photo

Stai commentando usando il tuo account Google+. Chiudi sessione / Modifica )

Connessione a %s...