Noodles di riso freschi fatti in casa

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Viaggio culinario direzione THAILANDIA.
Per chi segue  il mio blog sa benissimo che oltre a essere curiosa e incline alla “veganizzazione” della cucina tradizionale mediterranea, ho un debole per la cucina esotica/ orientale.
Imbattendomi nelle mie solite ricerchine, considerando la mia attuale alimentazione che prevede l’esclusione di glutine (o quasi), ho trovato una ricetta proveniente da una chef thai-americana, così ho voluto riproporla.
Ci vogliono davvero pochi pochi ingredienti e, con un pò di pratica, si riescono a fare dei freschissimi noodles di riso in pochissimo tempo.

INGREDIENTI:
-1 tazza di farina di riso;
-1/2 tazza di farina di tapioca o fecola di patate;
-1 tazza e mezza di acqua;
– olio di riso q.b.

PROCEDIMENTO:
In una terrina unire la tapioca e la farina di riso, con un frustino a mano mescolare. Aggiungere a poco a poco la volta l’acqua fino a raggiungere un composto piuttosto liquido

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In un recipiente basso di alluminio spennellare olio di riso e successivamente togliere l’eccesso con  della carta.
Versare un mezzo mestolo (dipende dal perimetro del recipiente) e fare in modo che si equipari il più possibile e che sia quanto più sottile possibile. Inserirlo in vaporiera e attendere la cottura  in un paio di minuti .

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Togliere il recipiente dalla vaporiera,spennellare la sfoglia ottenuta con l’olio di riso e staccare  con l’aiuto di un coltello e adagiarlo in un tagliere precedentemente spennellato di olio.
Fare questo procedimento fino ad esaurimento pastella, adagiando una sfoglia sopra l’altra.

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Fare delle strisce di circa 1cm con l’aiuto di un coltello spennellato di olio di riso.

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Dividerli uno ad uno.

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Adesso i noodles freschi di riso sono pronti e cotti per una delle tantissime e appetitose ricette!

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l’Aceto di Mele: 10 benefici motivi per usarlo!

Sapevi che l’aceto di mele biologico è alcalinizzante, antiossidante, fa bene ai capelli e al viso,… Scopri qui una ricetta per utilizzarlo al meglio!

Una mela al giorno toglie il medico di torno

Questo dice la saggezza popolare e questo confermano le più recenti scoperte mediche: le mele sono ricche di

sali minerali tra cui calcio, fosforo, magnesio, potassio, sodio e zolfo
oligoelementi come ferro, magnesio, rame
vitamine, in particolare vitamina A e C
proteine, zuccheri, fibre,…
pectina, che agisce come disintossicante dell’organismo

Le sostanze preziose della mela si trovano in tutte le parti del frutto: nel torsolo, nella polpa, e nella buccia, e nell’aceto di mele esse sono ancor più concentrate.

I 10 vantaggi dell’Aceto di Mele

1. Migliora la produzione di saliva ed enzimi digestivi. Ciò porta a una diminuzione del gonfiore addominale, e dei problemi digestivi.

2. Contribuisce al mantenimento di un corretto peso-forma: stimola il metabolismo, e al contempo attenua il desiderio di dolce.

3. Attiva le difese immunitarie, e uccide batteri, funghi e altri micro-organismi.

4. Stimola la circolazione, e contribuisce al drenaggio delle cellule adipose e della cellulite.

5. Migliora la pelle: può essere utilizzato per alleviare acne, punture d’insetto, funghi. Inoltre è un potente antiossidante.

6. Contenendo acido malico, allevia i dolori articolari e contrasta la formazione di calcoli.

7. Alcalinizza il corpo umano.

8. Essendo ricavato anche dalla buccia di mele è ricco di triterpenoidi, che contrastano la proliferazione di cellule tumorali.

9. Essendo acido può essere utilizzato per fare i vapori: tonifica i polmoni favorendo l’espulsione del muco. Inoltre uccide gli eventuali agenti patogeni presenti nell’aria, limitando il contagio.

10. Può essere utilizzato per fare i gargarismi, in una soluzione acqua e aceto: in tal modo si possono alleviare afte, gengive sanguinanti, mal di denti e infezioni del cavo orale.

Per ottenere tutti questi vantaggi è sufficiente utilizzare l’aceto di mele nella propria alimentazione.

Può essere anche assunto tutte le mattine, mescolando insieme 2 cucchiaini di aceto di mele e 1 di miele in un bicchiere di acqua: questo drink contribuisce alla prevenzione di malattie e al mantenimento di un corretto stato di salute.

Riconoscere un buon aceto di mele

Contrariamente a quello che si pensa l’aceto di mele migliore è un po’ torbido, meglio ancora se con qualche filamento sulla superficie. Un aceto distillato ha un aspetto migliore, più limpido e cristallino, ma ha anche perso la maggior parte delle sostanze che lo rendevano così sano.

Attenzione anche al prezzo: un buon aceto di mele deve essere di origine biologica, ed ottenuto da buccia+polpa+torsolo delle mele.

Molte industrie, invece, utilizzano la polpa delle mele per produrre la composta, mentre succo e torsolo vengono considerati scarti e quindi impiegati per realizzare l’aceto di mele. In questo modo però si perdono le sostanze nutritive presenti nella polpa.

VLOG – VIENI A CORRERE CON ME!

Ecco un video blog per presentarvi una delle mie passioni.

Partendo da casa mia fino alla spiaggia sono poco più di 2 km. Poi ritorno e sono altri 2 km, per poi proseguire un altro pezzo di pista ciclabile su al paese e ritorno fino a metà percorso per scendere al mare e sono in tutto all’incirca 5 km. Da li ritorno a casa e sono in tutto circa 7 km.

Consiglio a tutti a cominciare a coltivare questa disciplina, per svariati vantaggi.

Correre fa bene: aiuta a tenere sotto controllo il peso e gli zuccheri nel sangue, migliora lo stato della circolazione sanguigna, migliora il trofismo osseo, diminuisce il rischio di osteoporosi, migliora l’efficienza muscolare, diminuisce rischio di alcuni tipi di cancro e da’ una mano anche all’umore.

Come ogni attività fisica, all’inizio non bisogna esagerare, ma iniziare piano piano, ed è necessario il parere del medico (possibilmente uno specialista vegan…). per il resto è costo zero, apparte un buon paio di scarpe e l’occorrente tipo cardiofrequenzimetro e una giacca  a vento. che si acquistano solo una volta.

Cosa c’è dietro lo zucchero raffinato

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C’era una pubblicità in televisione  quella dello zucchero, dove delle persone tutte allegre saltavano dicendo “il cervello ha bisogno di zucchero…lo zucchero è pieno di vita” chissà quanti ci hanno creduto e utilizzato questo “alimento” senza pensarci troppo su…In realtà lo zucchero è una delle cose più morte che ci sia!!! Non nasce con questa forma e i trattamenti a cui è sottoposto sono da accapponare la pelle, soprattutto se si pensa che poi finisce dentro il nostro corpo.

Prima la depurazione con la CALCE, poi per eliminarne quella in eccesso viene trattato con ANIDRIDE CARBONICA e per eliminare il colore scuro con ACIDO SOLFOROSO successivamente viene filtrato e decolorato con CARBONE ANIMALE e se tutto questo non bastasse, per togliere le ultime trecce di colore giallo, viene trattato con  BLU OLTREMARE  derivato dal petrolio e quindi cancerogeno! Alla fine quello che rimane è un prodotto morto senza più vitamine, sali minerali, e che  nella sua semplicità crea un infinità di problemi, basti pensare che la maggior parte della patologie degenerative sono causate da un eccesso di zucchero nella nostra alimentazione. Depressione, candidosi, obesità, acidificazione del sangue, carie, sono solo alcune problematiche a cui si può incorrere abusando dello zucchero.
A differenza del fruttosio contenuto nella frutta fresca che è un potente alcalinizzante e permette al nostro corpo di mantenersi in buona salute! La frutta quindi ci viene sempre in soccorso, anche quando dobbiamo superare l’astinenza da zucchero (che c’è) nel momento in cui lo eliminiamo dalla nostra tavola…non solo nella zuccheriera, ma anche nei mille prodotti che lo contengono, anche nei prodotti in scatola e sottaceti.. guardate le etichette!!!
Queste sono le mie alternative allo zucchero:

SCIROPPO D’AGAVE
DOLCE DI’ zucchero delle mele
STEVIA

ARTURO VILLA E IL SUO PERCORSO DI GUARIGIONE DAL CARCINOMA EPATICO

Un uomo che ha rifiutato la chemioterapia ad uno stadio, a detta dell’equipe medica che lo seguiva, terminale, a cui si garantiva un prolungamento della vita di 7 mesi a fronte della cura, e decide di eseguire un protocollo da lui stesso ideato dopo lunghe ricerche su Internet. Ad Aprile di quest’anno, il verdetto: non solo non si è aggravato, ma le metastasi sono regredite.
La terza tac di giugno riconferma la progressiva guarigione: le metastasi sono ulteriormente regredite.
Un uomo comune come tutti gli altri, talmente attaccato alla vita, che ha superato l’angoscia e lq disperazione di una morte certa, per lottare e non delegare la propria vita  a mercenari venduti alle case farmaceutiche.
Il Compleanno più BELLO: http://youtu.be/HPHTfZph6_c

Per saperne di più andate sul suo sito http://www.carcinomaepatico.it
canale YouTube Arturo Villa

Cosa è l’allenamento HIIT?

L’High Intensity Interval Training (HIIT) è un allenamento cardiovascolare che si basa sull’alternanza tra lavoro ad alta e bassa intensità. Cioè sulla variazione della frequenza cardiaca tramite un passaggio continuo da frequenze moderate a frequenze elevate e viceversa durante lo stesso esercizio. Il metodo HIIT è solitamente svolto con macchinari cardiofitness comunemente in dotazione nelle palestre, tra cui tapis roulant, cyclette, vogatore, stepper, o elliptical trainer. L’esercizio prevede di impostare lo sforzo (legato al parametro intensità) in base alla risposta cardiaca dell’utente. Dal momento che questo metodo raggiunge picchi di intensità molto elevati, i quali superano la soglia anaerobica (il punto di passaggio dal metabolismo aerobico a quello anaerobico), tale strategia viene solitamente riservata ad atleti esperti. L’HIIT, come altre forme di Interval training (IT), rappresenta un ibrido tra allenamento aerobico e anaerobico, in quanto lavora sfruttando l’attivazione di diversi sistemi energetici – aerobico e i sistemi anaerobici (lattacido e alattacido) – in base alla costante variazione dell’intensità. Questo significa che nelle fasi a moderata o bassa intensità esso sfrutta prevalentemente il metabolismo aerobico o ossidativo, generalmente più orientato sul consumo di lipidi; mentre nelle fasi ad alta intensità avviene un passaggio verso il metabolismo anaerobico, il quale impiega prevalentemente carboidrati e fosfati per sostenere la sforzo. Il periodo a moderatà intensità viene chiamato recupero attivo, in quanto proprio la bassa entità dello sforzo fisico permette di recuperare le forze per potersi mantenere il più possibile all’interno di zone più elevate della frequenza cardiaca durante la sessione. Viene inoltre riconosciuto che il recupero attivo a bassa intensità favorisce la performance anarobica ad alta intensità contribuendo a smaltire il lattato accumulato. Il tempo medio necessario per completare una sessione HIIT può ammontare anche a 20 minuti o meno, e molti studi rilevano che riesca a favorire un miglioramento della capacità cardiovascolare e a ridurre il grasso corporeo in maniera analoga, ma più frequentemente in maniera superiore rispetto alla classica attività aerobica a moderata intensità e a frequenza cardiaca costante della durata di 40-60 minuti (Steady State Training).

L’allenamento HIIT viene organizzato eseguendo un esercizio su un macchinario cardiofitness (come il tappeto mobile) ad un’intensità moderata, la quale coincide tipicamente con una frequenza cardiaca attorno al 60-70% della frequenza cardiaca massima (FCmax). Questa fase trova una durata da uno o pochi minuti. Al termine della prima fase, si passa immediatamente ad un drastico aumento dell’intensità a valori molto elevati, tra l’80 e il 90% della FCmax, mediante un aumento della velocita o della resistenza del macchinario. Questa fase molto intensa viene mantenuta per tempi più ristretti, in genere tra i 30 e i 60 secondi. Dopo questo picco di sforzo si torna a ridurre l’intensità ai valori iniziali abbassando di conseguenza la frequenza cardiaca, ripetendo il ciclo per svariate volte all’interno della sessione. Prima di iniziare il programma viene consigliato un periodo di riscaldamento di 5 minuti in modalità steady state, la quale verrà ripetuta subito dopo il termine nella fase di defaticamento. La durata totale della sessione, intesa come parte centrale dell’allenamento (escludendo quindi le fasi di riscaldamento e defaticamento) trova una durata ampiamente variabile che può andare da 10 minuti a 30-40 minuti circa. Il volume (o durata) dell’allenamento dipendono dall’interazione tra l’intensità di picco raggiunta negli sprint, la durata del recupero, il tipo di recupero (attivo o passivo) e il grado di allenamento del soggetto. Normalmente il volume è inversamente proporzionale all’intensità e viceversa, quindi se vengono raggiunte alte intensità durante lo sprint, e se questi sprint vengono mantenuti per periodi più prolungati, allora la durata totale subisce una riduzione e viceversa.Il metodo HIIT si è rivelato molto efficace per favorire degli adattamenti a livello cardiovascolare e anche per ridurre la percentuale di grasso corporeo. Gli effetti più pronunciati sono da riconoscere nell’aumento del metabolismo basale a seguito dell’allenamento, un concetto correlato al consumo di ossigeno in eccesso post-allenamento (EPOCTuttora l’HIIT è molto discusso in ambito scientifico per via dei riscontri positivi in termini dimagrimento e di beneficio cardiovascolare, in buona parte dei casi rivelatisi superiori a quelli ottenuti con il tradizionale Steady State Training. Uno dei punti più interessanti viene riconosciuto nel fatto che l’IT può produrre gli stessi vantaggi fisiologici dello Steady State nonostante la durata della sessione sia inferiore di più della metà[

La scelta dell’intensità

Come precedentemente menzionato, il protocollo HIIT non si rivela adatto per le persone non allenate o decondizionate, perché impone il raggiungimento di frequenze cardiache piuttosto elevate. Tuttavia è possibile organizzare un allenamento HIIT riducendo l’intensità massima (picco) e quella minima (recupero attivo), trovando un compromesso per poter svolgere questo tipo di allenamento abbassando l’intensità media. L’HIIT è pensato per potersi muovere al di sotto e al di sopra della soglia anaerobica durante la costante variazione dell’intensità, pertanto atleti esperti necessitano per forza di raggiungere elevate intensità durante lo sprint (80-90% circa). Ciò è dovuto al fatto che gli atleti allenati raggiungono la soglia anaerobica a maggiori livelli di intensità rispetto ai non allenati. La ricerca ha dimostrato che la soglia anaerobica avviene tra l’80-90% della FCmax per gli individui allenati e al 50-60% della FCmax per i non allenati[8]. Considerando questo, una persona senza un particolare grado di allenamento potrà organizzare un HIIT passando da un’intensità del 50% FCmax nella fase di recupero attivo, al 70% FCmax nello sprint. Questo potrebbe essere un compromesso per poter svolgere un’attività HIIT o similare, senza necessariamente raggiungere livelli di intensità controindicati per le persone non allenate, poiché in questi casi il soggetto riuscirà a superare la soglia anaerobica pur mantenendo un livello di frequenza cardiaca più contenuto.

Per quanto riguarda l’impostazione tradizionale, le intensità solitamente adoperate nel recupero attivo ammontano a circa il 60%, mentre quelle nel picco raggiungono livelli medi tra l’85 e il 90% della frequenza cardiaca massima (FCmax). In realtà il parametro intensità può essere misurato tramite diversi metodi o formule, e nelle ricerche scientifiche viene più comunemente utilizzata la percentuale sul massimo consumo di ossigeno (VO2max) per stabilirla. Tuttavia quest’ultima in buona parte dei casi non è strettamente proporzionale alla percentuale della FCmax, e, sebbene esistano delle tabelle che indicano in maniera approssimativa la corrispondenza tra i valori dei due parametri (ad esempio: 80% FCmax = 70% VO2max), in realtà queste corrispondenze sono indicative e variano in base al macchinario o all’esercizio svolto. Poiché per stabilire la percentuale del VO2max sono necessari dei test e dei macchinari specifici, più spesso viene utilizzata la percentuale della FCmax, più facilmente misurabile e monitorabile con cardiofrequenzimetro, che può essere individuata con formule più o meno precise (Cooper, Tanaka, Karvonen, ecc). In conclusione, anche se alcune fonti potrebbero dare dei riferimenti sull’intensità basati sulla percentuale del VO2max, è necessario considerare che questi valori molto probabilmente non corrispondono a quelli della percentuale della FCmax, più comunemente usata dagli utenti delle palestre.

La scelta dei macchinari

Sebbene i protocolli HIIT possano essere svolti su qualsiasi macchinario cardiovascolare, alcuni di questi meglio di altri potrebbero essere scelti per questo scopo. I macchinari che impegnano maggiori catene muscolari sinergiche, che prevedono il carico antigravitario, e che non mantengono alcuna componente statica, a parità di intensità consentono più facilmente l’innalzamento della frequenza cardiaca, un maggiore dispendio energetico, e una percezione della fatica proporzionalmente minore. A questo proposito sarebbero adatti il treadmill, lo stepper, lo stair climber, o l’elliptical trainer. Questi macchinari hanno anche il vantaggio di permettere più facilmente di risalire al valore del VO2max, in quanto, diversamente da altri apparecchi, si riscontra una più alta correlazione tra quest’ultimo parametro e l’FCmax[ In particolare, se viene ricercata una maggiore ossidazione di grassi, è stato stabilito, ad esempio, che il treadmill (o l’esercizio della corsa) ne favorisce una maggiore combustione rispetto al cicloergometro a parità di intensità in zona lipolitica (fino al 28% in più)[

Differenze tra HIIT e Interval training

Molto spesso i termini High Intensity Interval Training (HIIT) e Interval Training (IT) possono essere adoperati in maniera intercambiabile. Più che differenze, si può dire che l’HIIT si presenta come una particolare tipologia di Interval training con delle caratteristiche peculiari, mentre l’Interval training di per sé fa riferimento ad una vasta categoria di esercizi, in cui non necessariamente è presente una componente anaerobica. Il concetto generale di Interval training, letteralmente Allenamento intervallato, sta ad indicare il fatto che l’atleta esegue una prestazione fisica per un certo periodo di tempo ad una maggiore intensità e battito cardiaco, interrotta da periodi di recupero, prima di tornare a svolgere la prestazione fisica[12]. Allenamento intervallato sta a significare che tra la vera e propria prestazione si intervallano periodi in cui all’atleta viene concessa una forma di recupero. Tuttavia, questo recupero può essere attivo o passivo. Il recupero attivo, in questo particolare contesto può significare che il periodo di intervallo viene svolto mantenendo il fisico in movimento o in attività, ad esempio semplicemente riducendo drasticamente l’entità dello sforzo svolgendo lo stesso esercizio, oppure eseguendo un altro esercizio blando. In questo senso l’esercizio non viene propriamente interrotto, ma viene semplicemente interrotta la prestazione più intensa. Il recupero passivo può essere invece inteso come un completo arresto dell’attività fisica[13]. Un esempio di Interval training può essere una corsa della durata di 2 minuti al 60% del VO2max intervallata da un recupero passivo di 30 secondi, in un ciclo ripetuto più volte[14]. Come si può notare, l’Interval training è un concetto molto più generico, e può essere organizzato in maniera molto diversa da un protocollo HIIT.

L’HIIT viene solitamente eseguito nell’ambito del fitness su macchine cardio, ma l’interval training può essere generalmente applicato a qualsiasi sport o attività fisica come il nuoto, la corsa su strada, o lo sci. Le zone di intensità in cui viene impostato l’HIIT sono più definite, e oscillano tra la moderata (50-65% VO2max) e l’alta intensità (85-95% VO2max), cioè muovendosi al di sotto e al di sopra della soglia anaerobica, rendendo l’esercizio un ibrido tra aerobico e anaerobico. Le fasi di riposo prevedono più spesso, anche se non sempre, il recupero attivo sullo stesso esercizio a moderata intensità. Al contrario, un generico interval training può prevedere l’esecuzione di un altro esercizio durante il recupero attivo, può non superare la soglia anaerobica e quindi non prevedere una rilevante componente anaerobica pur mantenendosi ad un livello tale da incrementare il dispendio glucidico[15], di conseguenza può non essere svolto ad alte intensità.

FONTE wikipedia

David Icke. il personaggio costruito dal NWO

David Icke, ex giornalista ed ex deputato verde inglese, è un “complottista”, e cioè egli ritiene, con una documentazione riportata in più di 15 volumi, che il mondo occidentale sia occultamente dominato da una élite in grado di direzionare gli stati nazionali e i grandi organismi internazionali (come ONU, Banca Mondiale, Banche centrali e ovviamente stampa e televisioni).

Questa élite, dice Icke, è satanista e pedofila: pratica sacrifici umani e si esprime con simbologie esoteriche (i grandi attentati degli ultimi anni, dopo l’11 settembre, in Inghilterra, come in Spagna o in Algeria ricorrono col numero 11, oppure sono agli antipodi di settembre, cioè in marzo). Essa di fatto governa la politica e la storia. Icke fa i nomi di alcuni che starebbero ai vertici: banchieri e petrolieri come i Rotschild, i Rockefeller e un ex segretario di stato influentissimo come Kissinger. Ciò che accomuna, ad esempio, questi tre nomi è il fatto che sono ebrei; quindi Icke è blandamente accusato di antisemitismo.

Senonché il complottista, con fare da new age demenziale, esprime un amore universale, che “perdona tutti” anche i propri nemici, e infatti a p. 551 di E la verità vi renderà liberi (1) scrive un capitolo dal titolo “Ti amo dottor Kissinger”, alla fine di un libro che documenta come questo signore sia, all’interno dell’élite che domina il mondo, uno dei peggiori nemici dell’umanità, tanto per le guerre e colpi di stato organizzati (Cile, Libano, ecc.), quanto per i provvedimenti malthusiani ai danni dei paesi più poveri (vaccini defertilizzanti, virus manipolati geneticamente veicolati nell’aria e nel cibo, spargimenti di uranio impoverito).

Icke dispone di una mole enorme di materiale di non facile reperibilità; e sono proprio quelle informazioni di cui tanti seri ricercatori vanno a caccia, ma con fatica. Dispone di informazioni dettegliatissime su: guerra di Panama, Hitler, colpo di stato in Cile, storia e politica di Inghilterra e Usa, guerra del Golfo, rapporti Usa-Urss, conosce tutto su Consiglio delle relazioni estere (CFR), Trilaterale, Bilderberg, Club di Roma, storia della massoneria, la vicenda di Lady D., Mitterand, Sinn Fein, Merovingi, storia del Cristianesimo, storia della Bibbia, storia dei popoli antichi (egizi, sumeri, ecc), attentato di Oklahoma, attentato a Kennedy, questione Iran-Contra, guerra Vietnam, Mossad; sul caso Moro e la P2, lui ne sa molto di più di noi italiani; es: “il 10 novembre 1982 la corte sentì una testimonianza sconvolgente da una persona molto vicina a Moro, Corrado Guerzoni.

Egli affermò che un politico delle alte sfere statunitensi aveva minacciato Moro che se non avesse cambiato la sua linea politica, avrebbe dovuto vedersela con loro… Anche la moglie di Aldo Moro, durante la sua deposizione, disse che ’una figura politica statunitense di alto livello’ aveva detto a suo marito ‘O abbandoni la tua linea politica o la paghi cara’. Chi fu l’uomo di cui fece il nome Corrado Guerzoni in Tribunale? Henry Kissinger. Di questo si parlò molto sui giornali italiani, ma non una sola parola apparve sul New York Times o sul Washington Post” (E la verità vi renderà liberi, p. 321). Egli ha perfino le prove del silenzio della stampa americana del tempo; cosa che ad una verifica –è da scommetterci- deve risultar vero. Inutile dire che dispone di informazioni proibitive su Calvi, Sindona, il Vaticano, Gelli, ecc.

E’ indicativo che su queste cruciali e delicate vicende della storia italiana non indichi la fonte da cui le trae. A lui tutta questa roba viene fornita, con ogni verosimiglianza, dai Servizi; il tipo non ha neppure la faccia dello studioso e del ricercatore, gobbo e occhialuto, che passa le giornate a raccogliere e catalogare documentazione. Anzi, lasciatemi dire che ha tutta l’aria di uno che in vita sua non ha mai lavorato sul serio. E quei Servizi non solo gli danno accesso alle più proibitive informazioni, ma anche gli consentono di stare anni a scrivere (o farsi scrivere) migliaia e migliaia di pagine senza doversi preoccupare di sbarcare il lunario, consentendogli, inoltre, di recarsi tranquillamente da un angolo all’altro del mondo a fare conferenze (con finti gruppetti di protesta fuori la sala, che lo accusano di antisemitismo.

Icke più che giornalista, era un conduttore televisivo di “giornalismo sportivo calcistico” sulla BBC, in pratica non un vero giornalista, si occupava di notizie sportive o meglio di annunciarle poichè in gioventù era un calciatore…e cio fa i modo che chiamarlo solo genericamente “giornalista” sia un complimento immotivato….

Si , i suoi libri contengono anche molte info difficili da reperire (che qualcuno evidentemente gli passa) ma gtan parte dei suoi libri sono copia incolla da altri libri e dai suoi libri precedenti. Pure il materiale copiato dalla Bailey (che x ovvi motivi non appare fra gli autori in bibliografia, sennò almeno alcuni lettori leggendola avrebbero capito che se ci si dichiara contro il NWO usare come fonte x i cap sul combattere il NWO una che diceva apertamente di volere il NWO e di voler ammazzare tutti quelli che non lo volevano..non ha un gran senso..) lui spesso manco si degna di modificarne le frasi copiate!

è uno talmente pigro che credo che il suo mouse x la funzione “copia-incolla” sia logoro ma la tastiera del suo computer sia quasio intonsa, infatti delle 600 pag medie dei suoi libri la parte non copiata da altri o da precedenti libri quanto sarà? il 10% o forse meno…e le parti scritte da lui fanno trasparire la sua scarsissima cultrura, difatti sono scritte in un linguaggio quasi infantile nonchè abbastanza volgarotto (come quando parlava non si sa perchè dei giochi erotifi che gli piace fare con la manichetta dell’acqua!!)…

Hanno scelto proprio il personaggio giusto che permette di:

– screditare certe idee alle masse (x quersto lui mischia idee prese da OGNI teoria alteernativa esistente o quasi, così scredita tutto in un sol colpo).

– immettere menzogne insieme a info vere x confondere chi cerca di informarsi sul NWO.

– fare in modo che gran parte di chi cerca di combattere il NWO finisca x propagandare idee del NWO senza saperlo.

– diffondere la religione del NWO come antidoto al NWO…

– creare una figura simil messia e quindi un gruppo di adepti + o meno inconsapevoli che lo seguono e lo difendono a spada tratta.

– fare in modo che se si cercano info sul NWO ci si imbatta in lui all’inizio della ricerca così che la “gratitudine” x averci dato qualche info vera non faccia vedere agli adepti la merda che spande o la faccia sottovalutare impebdendo che venga criticato su larga scala da chi studia il NWO.

-creare polarizzazione fra cristiani che combattono il NWO (anti Icke) e non cristiani che combattono il NWO (generalmente pro Icke e pro New Age anche senza saperlo), ma in cui entrambi gli schieramenti non affrontano la questione Gesuita se non marginalmente.

– rendere infimo il livello di analisi sul NWO e fare in modo che al posto che studiare si aspetti il nuovo libro di Icke (spessissimo nei forum si parla + di teorie misteriose e poco provate come UFO rettiliani ecc o di particolari splatter su rituali di sangue dell’elitè di cui abbiamo anche li poche prove che di teorie storicamente provate che però sono ”  più noiose da leggere”).

– creare una teoria sul NWO + basata sulla fede che sui fatti (e quindi facilmente criticabile nonostante gli elementi veritieri, e spostare la questione sulla FEDE e non sulle prove).

– legare indisolubilmente NWO teorie millaneristiche e profetiche e New Age/teosofia, e “misteri” creando una amalgama indissolubile x la maggior parte delle persone he faccia passare in secondo piano l’analisi dei fatti e i dati storici.

– far avvicinare alle teorie del NWO soprattutto gente che non vuole fare attivismo politico o ricerca o ricerca storica ma solo seguire un guru o approcciarsi a concezioni spiritualistiche varie o attirata da cose come misteri e profezie ecc (e ciò tenderà a far allontanare da quieste teorie molti che sono + portati verso una ricerca storica i l’attivismo politico che dopo un primo approccio a querste idee ne resteranno schifati non capendo cosa c’entrino gli extraterrestri con la Monsanto e la meditazione con il cambiamento politico/sociale).

E tanto altro..

Un personaggio così non può essere vero (anche se ci avranno messo un po’ a trovare il tipo adatto e ad istruirlo a dovere): è palesemente costruito!

Cosa è un Gatekeeper?

Cosa è un Gatekeeper?

Letteralmente il termine “Gatekeeping” significa “la custodia al cancello”, ovvero la possibilità di esercitare un controllo attraverso criteri che favoriscono alcune notizie su altre. In termini professionali il gatekeeping comprenderebbe “tutte le forme di controllo dell’informazione che possono determinarsi nelle decisioni circa la codificazione dei messaggi, la diffusione, la programmazione, l’esclusione di tutto il messaggio o di sue componenti… le esigenze organizzativo-strutturali e le caratteristiche tecnico-espressive di ogni mezzo di comunicazione di massa (in quanto) elementi cruciali nel determinare la rappresentazione della realtà sociale fornita dai media”.(1) Già negli anni Cinquanta lo psicologo Kurt Lewin sosteneva l’esistenza di giornalisti gatekeepers, che decidevano quali notizie dare e quali no. Generalizzando possiamo considerare gatekeepers tutti coloro che, pur parlando ad un pubblico ampio attraverso i media, si astengono dal dire alcune verità importanti. Si tratta, in parole semplici, di agire in modo tale da far rispettare i limiti informativi imposti dal sistema. Il gatekeeper dunque è colui che subisce pressioni e condizionamenti che lo inducono a comportarsi in un certo modo, facendo prevalere logiche diverse rispetto alla vera informazione. Oppure colui che sceglie di sostenere il sistema evitando di parlare di alcune verità che potrebbero demolirlo.

Si dice che il giornalismo attuale è come un “guardiano del potere”, ovvero esso sostiene il potere nel non far trapelare verità scomode e utilizza tecniche per impedire una vera presa di coscienza dei cittadini sulla realtà finanziaria, politica, economica e mediatica. Si cerca persino di addolcire tutto questo facendo diventare l’informazione uno spettacolo attraente, emozionante oppure raccapricciante, ma comunque sempre emotivamente “forte” e quanto possibile spettacolare. Gli obiettivi principali sarebbero la disinformazione, la distrazione e il condizionamento necessario per non mettere in pericolo il sistema. Spiega il giornalista Ignacio Ramonet: (Il telegiornale) “è strutturato per distrarre, non per informare… la successione di notizie brevi e frammentate ha un duplice effetto di sovrinformazione e di disinformazione: troppe notizie e troppo brevi… pensare di informarsi senza sforzo è un’illusione vicina al mito della pubblicità più che all’impegno civico”.(2) Oltre ai giornalisti, possono assumere il ruolo di gatekeepers anche scrittori, opinionisti, intellettuali, scienziati, politici, ecc. Le persone comuni basano le loro conoscenze fondamentali su ciò che gli “esperti” dicono loro, e questo potrà intralciare una possibile futura conoscenza dei fatti veri. “Se non l’hanno detto in quella tal trasmissione televisiva allora vuol dire che potrebbe non essere vero”, oppure “Se non l’ha detto il professor tal dei tali, allora non può essere vero, sennò l’avrebbe detto”. Queste frasi riassumono il potere e l’influenza esercitata dai gatekeepers presentati dai media come “esperti” su ciò che le persone crederanno. Potrebbero esistere tre tipi di gatekeepers: quelli del tutto inconsapevoli di esserlo, quelli che agiscono come tali per timore di perdere privilegi o il posto di lavoro, e quelli consapevoli di esserlo, avendolo scelto liberamente, ritenendo giusto esserlo. Per quanto riguarda il primo caso, vi appartengono alcune persone che possono anche essere erudite, ma sono condizionate dal sistema a tal punto da non riuscire a ragionare fuori dalle sue logiche. Per uscire dal condizionamento del sistema occorre impegno e sforzo, che non tutti attuano. Ad esempio, questi gatekeepers credono che le autorità statunitensi siano il male minore rispetto al “terrorismo”, che le autorità italiane non siano corrotte ma autorevoli, o che la corruzione politica costituisca un’eccezione. Evidentemente, queste persone rimangono ancorate all’idea che il sistema sia fondamentalmente “buono”, anche se ammettono che esso possa avere difetti o aspetti che generano problemi. Dunque, questi gatekeepers ammettono problemi come il precariato, la disoccupazione, la corruzione o i problemi economici, ma li attribuiscono a fattori non prevedibili e non controllabili, accettando dunque la difficoltà a risolverli, ma mantenendo, paradossalmente, un ottimismo di fondo, che deriva dal non ammettere il marciume che il sistema presenta alla radice. In altre parole, queste persone conservano un’idealizzazione del sistema, e rimangono fataliste circa la vera origine dei problemi e la loro soluzione. Esse rimangono agli aspetti relativi alla punta dell’iceberg, ignorando o negando l’esistenza di alcune realtà fondamentali. Dunque queste persone, immerse nella non-consapevolezza, esprimono opinioni e concetti che sono utili al sistema, e non svolgeranno mai un ruolo di contrasto o di disturbo. Per questo motivo esse potranno fare carriera nel loro settore e saranno ben accolte negli ambienti di regime. Tuttavia saranno sempre osservate con attenzione, poiché, qualora subodorassero la verità o capissero alcuni aspetti del sistema, potrebbero smettere di esercitare la funzione di gatekeeping, e in tal caso sarebbero messe ai margini, o comunque non potrebbero più ricoprire ruoli di rilievo nel panorama mediatico. A questa categoria potrebbe appartenere, ad esempio, la docente universitaria Laura Boella, che nel suo libro “Neuroetica” sostiene che le tecniche eugenetiche siano state applicate soltanto dalla Germania nazista (3), ignorando che in realtà esse furono adottate dagli Stati Uniti e da altri paesi europei (a questo proposito si veda

http://antonellarandazzo.blogspot.com/2007/10/lossessione-genetica-lo-sterminio-dei.html).

Evidentemente, la Boella fa le sue considerazioni sulla base di ciò che viene detto nei canali ufficiali, poiché delle tecniche eugenetiche praticate dalle autorità statunitensi o svedesi si parla quasi esclusivamente su pubblicazioni di piccole case editrici, che hanno una modesta diffusione, o su Internet. Inoltre, la Boella, nel suddetto libro, analizza casi di microcriminalità, affrontando il problema della morale, ma non fa alcun cenno agli impulsi criminali mostruosi degli attuali stegocrati. (4) Il criminale comune può uccidere poche persone, mentre gli stegocrati commettono veri e propri genocidi in molte parti del mondo, eppure non vengono mai considerati dai docenti universitari che si occupano di morale o criminalità. Nei testi accademici c’è spesso un illustre assente: il nucleo di potere centrale che crea il sistema e lo alimenta, difendendolo anche con le guerre e i massacri. Evidentemente, questi studiosi si attengono al “territorio” all’interno del quale si sono mossi i loro insegnanti cattedratici, e dunque essi stessi continuano ad esaminare le questioni all’interno dei medesimi parametri, diventando “guardiani del potere”, ovvero gatekeepers, in quanto non considerano ciò che potrebbe mettere in pericolo il sistema di potere. Questo tipo di gatekeepers potrebbe essere destinato a scomparire, poiché sarà sempre più difficile non capire i paradossi del sistema, dato che su Internet ormai da tempo circolano numerose notizie supportate dai fatti, sui crimini delle autorità occidentali e sui paradossi del sistema. Nel secondo caso abbiamo persone che possono comprendere i crimini del sistema ma fanno ragionamenti opportunistici o motivati dalla paura di perdere il lavoro o altri vantaggi. In tal caso si tratta di persone che si adattano al sistema pur accorgendosi che esso presenta aspetti iniqui. Queste persone si autocensurano, e coltivano la capacità di escludere argomenti scomodi o non graditi ai “padroni”. Lo stesso Montanelli denunciava l’autocensura dei giornalisti di regime. Negli anni Sessanta scriveva sull’”Europeo”:
“La maggior parte dei giornalisti, quando compongono un articolo, lo fanno interrogando la censura. Quale? Quella che hanno in corpo da secoli e di cui ormai non riescono a fare a meno”. (5) Montanelli tralasciava di dire che esistono anche giornalisti che non intendono autocensurarsi, che vengono estromessi dai canali di regime, oppure messi nelle condizioni di non nuocere. Ovviamente i ruoli migliori e di prestigio vengono dati a coloro che si autocensurano e che hanno l’abilità di non darlo a vedere. Nel terzo caso troviamo persone ben adattate al sistema consapevolmente, che ritengono necessario l’uso della forza per dirimere i problemi, oppure che accettano l’egemonia statunitense come “naturale”, avendo l’idea che la realtà debba sempre essere determinata dal più forte. Evidentemente, queste persone hanno tali “valori” impliciti nella loro mentalità, e li esprimono direttamente o indirettamente, rendendo le argomentazioni quanto più possibile accettabili. Di solito queste persone raggiungono una notevole popolarità, e i loro libri o articoli vengono il più possibile divulgati, in modo tale che esse possano influenzare quante più persone possibile. Esse svolgono un ruolo importantissimo convincendo molti dell’impossibilità di cambiare sistema. Da alcuni anni negli Usa e in Europa si parla di “left gatekeepers” ad intendere personaggi, scrittori, intellettuali e giornalisti anche di fama mondiale, che agirebbero per conto delle “sinistre” politiche, al fine di denunciare, in modo non pericoloso per il sistema, alcuni crimini delle corporations, senza però andare a smascherare completamente il gruppo di potere. Si tratterebbe di persone che devono apparire degne di fiducia per assolvere il compito di canalizzare il malcontento o i sospetti dei cittadini in modo non nocivo all’assetto di potere. Questi gatekeepers possono essere riconosciuti dal fatto che non sollevano, ad esempio, il problema del potere della Federal Reserve o della Bce, e non condannano l’intero sistema. Di solito questi personaggi trattano i problemi come se si trattasse semplicemente di schierarsi (pro o contro, a destra o a sinistra), anziché capire a fondo la realtà. I “left gatekeepers” sarebbero indispensabili poiché è proprio il cittadino più critico a dover essere tenuto sotto controllo da personaggi che appaiono come lui, ma che di fatto propongono una percezione della realtà che non minaccia affatto l’assetto di potere. In altre parole, il sistema ha oggi bisogno di creare gli stessi dissidenti o intellettuali critici, affinché i cittadini più attenti non si rivolgano ai veri dissidenti, tenuti ai margini della realtà mediatica. Questi gatekeepers fungono da esche, per tenere ancorate al sistema persone che altrimenti se ne allontanerebbero pericolosamente. I metodi dei gatekeepers possono essere sottili, anche se tali personaggi potrebbero facilmente essere riconosciuti dall’assenza nei loro discorsi di argomenti scottanti che smascherano il sistema, come la corruzione delle autorità o le repressioni degli eserciti occidentali. Alcuni gatekeepers potrebbero trattare questi argomenti in modo marginale, mistificato o addirittura dicendo menzogne, come ad esempio che gli eserciti occidentali fanno “missioni” di pace o che il sistema partitico tutela la democrazia e quindi impedisce la dittatura. Alcuni gatekeepers possono trattare argomenti che preoccupano i cittadini, ma lo faranno in modo parziale. E’ il caso del personaggio assai inquietante Berlusconi, che nel nostro paese si è posto in modo ambiguo e truffaldino, facendo credere di essersi arricchito perché capace nell’imprenditoria, mentre in realtà dietro la sua storia tutti sanno che ci sono aspetti poco chiari, che lo vedono legato ad ambienti mafiosi e massonici. La sua storia è stata raccontata da Marco Travaglio e da altri, che però non hanno messo in luce che egli aveva un ruolo preciso nel sistema, che era quello di evitare che in un paese come l’Italia, che da sempre preoccupa i colonizzatori anglo-americani, ci fosse il pericolo del mancato controllo della TV e di altri importanti media. E’ ovvio che se un personaggio come Berlusconi poteva acquisire nel giro di pochi anni un potere talmente elevato da condizionare gli italiani con le sue TV, era perché il sistema glielo permetteva, anzi, traeva dal suo ruolo enormi vantaggi in fatto di controllo della popolazione. L’Italia degli anni Settanta non era piaciuta affatto all’impero statunitense, che attraverso la strategia della tensione aveva fatto di tutto per piegare le lotte popolari che miravano ad ulteriori miglioramenti lavorativi ed economici, che gli stegocrati non erano disposti a concedere. Occorre considerare che molti gatekeepers utilizzano tecniche emotive per generare fiducia e ottenere credibilità. Come scrivono gli studiosi Anthony R. Pratkanis e Elliot Aronson: “Un propagandista non si fa scrupolo di sfruttare il nostro senso di insicurezza, di evocare le nostre paure più profonde o di offrire false speranze… l’obiettivo diventa dimostrarsi superiori e giusti, non importa come”.(6) Possono essere utilizzate critiche verso gli stessi personaggi di regime. Ad esempio, Berlusconi è stato utilizzato dai gatekeepers pagati dalla “sinistra” per diffondere lo spauracchio del “piccolo” despota.
Sono stati assoldati gatekeepers per fare in modo che il personaggio apparisse nei suoi peggiori aspetti (non era certo difficile trovarli). In questo caso si volevano far apparire migliori i politici di sinistra, rispetto ad un personaggio assai discutibile. Questo metodo favorì la vittoria di Prodi nel 2006, e gli italiani ebbero modo di rendersi conto di quanto poco democratico fosse anche Prodi. Anche oggi le sinistre usano lo spauracchio Berlusconi per non far vedere che il sistema partitico, essendo manipolato dall’alto, non può che produrre esiti antidemocratici, a prescindere dal personaggio che vincerà le elezioni. In altre parole, in tutti i casi, non saranno tenuti in gran conto gli interessi dei comuni cittadini, ma soltanto quelli delle banche, delle grandi corporation e delle autorità che controllano il nostro paese. Per capire veramente il fenomeno Berlusconi bisognerebbe capire cosa accadde negli anni Settanta, periodo in cui molti lavoratori protestavano per l’uso autoritario del mezzo televisivo, essendo consapevoli del potere che esso dava. Negli anni Settanta si parlò di “crisi della televisione”, ad intendere le numerose critiche e auspici di riforma avanzati alla TV di Stato. Si criticava l’uso autoritario del mezzo televisivo, che privava la società civile di prenderne parte e di avere potere decisionale sui programmi. Si denunciava la strumentalizzazione del mezzo da parte della classe egemone, che lo utilizzava per rafforzare il proprio potere e per passivizzare i cittadini. Molti autori, auspicando un uso “democratico” del mezzo, denunciarono l’uso verticale della TV, e che i cittadini comuni non potevano usarla per le loro esigenze, dovendo subire una programmazione fatta dalle autorità, a difesa del sistema di potere. Ad esempio, scriveva il giornalista Giovanni Cesareo:
“L’accentramento (della TV) … è totale… sarebbe stato possibile instaurare collegamenti fissi con qualsiasi luogo… Le reti televisive sarebbero diventate… reti di comunità… Nei fatti, oggi, la ‘circolarità’ della comunicazione televisiva è una ‘circolarità’ interna, che, semmai, si apre ai centri di potere o ad alcuni luoghi ove si svolgono spettacoli e manifestazioni sportive… La televisione… è stata ridotta a mezzo di distribuzione a senso unico di messaggi ‘autoritari’… Sappiamo anche… che in questi ultimi anni in Italia si sono avite numerose manifestazioni operaie contro la RAI-TV; si sono avuti agitazioni e scioperi dei dipendenti dell’azienda radiotelevisiva; si è accentuata, in linea generale, la critica nei confronti della programmazione televisiva… le ‘idee dominanti’ permeano anche i programmi di evasione… le classi oppresse sono costrette a vivere e a muoversi in un sistema sociale che impone le sue leggi.”(7)
Anche i sindacati auspicavano una riforma della televisione. In un documento scritto da un gruppo di lavoro CGL-CISL-UIL, titolato “Appunti per la riforma della RAI-TV”, si legge:
“L’ente RAI-TV, pur mantenendo il suo carattere nazionale, deve prevedere ampie ed autonome articolazioni al fine di garantire la massima partecipazione dei lavoratori, delle loro organizzazioni, delle associazioni culturali e ricreative, nella fase di ideazione e di realizzazione dei prodotti formativi e informativi”.(8)
Per eliminare le proteste, occorreva creare un nuovo panorama televisivo, in cui il privato avrebbe avuto rilievo, e avrebbe abbassato il livello qualitativo dei programmi, spazzando via definitivamente la velleità popolare di poter avere voce in capitolo all’interno di un mass media così importante come la TV.
Prima che si imponesse Berlusconi in Italia, come racconta lo scrittore Lawrence K. Grossman, ci furono diversi altri casi di personaggi simili, alcuni dei quali raggiunsero il “successo” con mezzi analoghi. Ad esempio, negli Usa, dagli anni Ottanta, il miliardario Ross Perot utilizzò le stesse tecniche di Berlusconi, candidandosi e criticando la “vecchia” politica, facendo frequenti apparizioni in diversi programmi televisivi, e mostrandosi talvolta in comizi allegri come feste e in bagni di folla. Nonostante Perot non fosse riuscito ad avere una lunga carriera politica, il suo modello fu seguito da molti. Racconta Grossman: “Berlusconi… ebbe un enorme vantaggio rispetto a Perot, in quanto utilizzò per autopromuoversi, contemporaneamente e al massimo, le tre maggiori televisioni commerciali italiane, alcuni importanti quotidiani e periodici, nonché una grande concessionaria di pubblicità, tutti di sua proprietà”.(9)
Anche in Brasile si ebbe un caso analogo, il proprietario di un impero mediatico, Roberto Marinho, utilizzò il suo potere per condizionare politicamente addirittura attraverso un gruppo parlamentare.(10)
Concentrare i media nelle mani di pochi è utile per poterli meglio controllare, concedendoli a persone di “fiducia”, veri paladini nella difesa del sistema.
In sintesi, Berlusconi è come un tassello che andrebbe inserito nel puzzle per poterne comprendere appieno il significato. Rimanere nel dettaglio e continuare a dissertare sul personaggio dicendo “non sottovalutiamolo”, o “stiamo attenti a lui”, significa perlomeno trascurare quegli aspetti gravissimi del sistema che hanno creato tale personaggio e lo usano per determinati scopi. In altre parole, il gatekeeper vi potrà raccontare per filo e per segno tutte le magagne di Berlusconi o di altri infimi personaggi, ma eviterà accuratamente di estendere il discorso alla creazione di tali personaggi, affinché non comprendiate il marcio che c’è alla radice del sistema e non risaliate agli stegocrati.
Smascherare i gatekeepers può essere facile se non si è soggiogati ai meccanismi tipici della cultura di massa. Può essere difficile quando un determinato personaggio che svolge funzioni di gatekeeping raggiunge una notevole popolarità e ha i suoi “fans”, esercitando una certa suggestione e influenza.
In altre parole, se c’è l’effetto “interazione parasociale” (IPS) (si veda a questo proposito http://antonellarandazzo.blogspot.com/2008/07/intrallazzi-mediatici.html ), risulterà più difficile smascherare il gatekeeper.
L’effetto IPS crea un legame emotivo con il personaggio mediatico, basato sull’immagine creata dai media, e sulla fiducia suscitata dal gatekeeper.
E’ ovvio che la persona comune non sospetterà di un personaggio che, ad esempio, si propone come colui che svela gli inghippi del potere, e critica aspramente i politici. In tal caso si crea fiducia, e dato che il sistema potenzierà una notevole disinformazione, molti non si accorgeranno dell’inganno.
L’effetto IPS fa dimenticare che le persone che appaiono spesso sui media non possono essere veramente “nemici” del sistema, in quanto personaggi ospitati da chi regge le fila della realtà mediatica. In altre parole, sarebbe assurdo ritenere che coloro che spendono miliardi di euro per tenere sotto controllo l’opinione pubblica tramite i mass media, poi facciano l’errore grossolano di dare importanza mediatica a chi ostacola il loro potere. Essi sanno benissimo quanto è importante ciò che appare nei media. E’ chiaro che tutti i personaggi che hanno particolare rilievo positivo sui media di massa sono in realtà gatekeepers. Per verificarlo con certezza si deve semplicemente ascoltare attentamente quello che dicono e fare la “lista” di quello che non dicono o che mistificano. E’ chiaro che più si è informati correttamente e più si è capaci di smascherare i gatekeepers, e viceversa, meno si è al corrente dei fatti e più si dà fiducia ai gatekeepers.
Un metodo molto utilizzato dai gatekeepers è quello di trattare argomenti che fungeranno da distrazione rispetto alle vere questioni politiche o economiche. Ad esempio, possono parlare dell’amante di Berlusconi, o di argomenti che vedono polemiche e litigi fra “destra” e “sinistra”, ma non parleranno di ciò che il governo non sta facendo per tutelare la salute dei lavoratori, o i cittadini dall’aumento delle bollette e dei generi di prima necessità.

Parlando delle beghe politiche non parleranno, ad esempio, di come sta procedendo il piano degli stegocrati di creare una dittatura mondiale. I media occidentali non hanno mai parlato dell’accordo fatto nel 2005 dalle autorità statunitensi, canadesi e messicane per unificare politicamente, economicamente e finanziariamente i loro paesi, facendo nascere l’Unione Nordamericana. Ciò farebbe parte del cosiddetto “Nuovo ordine mondiale” che prevederebbe l’unificazione finale fra Unione Europea, Unione Africana, Unione Asiatica e Unione Nordamericana, sotto un unico governo. Ovviamente, nessun gatekeeper ve ne parlerà mai, anzi, essi cercheranno di negare o ridicolizzare ogni aspetto scomodo del sistema quando verrà a galla. Sarebbero capaci di negare persino l’evidenza, e accusare non chi crea il sistema criminale, ma chi lo svela. Fanno passare per fanatici o bizzarri tutti coloro che sollevano verità scomode.

Alcuni argomenti di cui i gatekeepers non parlano (e quando vengono rivolte loro domande su questi argomenti tendono a denigrare chi solleva tali problemi definendoli “complottisti”, “fanatici”, o facendoli passare per persone esageratamente diffidenti) sono:

– Progetto stegocratico di una dittatura globale con un unico centro di potere.
– Signoraggio.
– Verità sull’11 settembre.
– Repressioni attuate dagli eserciti occidentali nei paesi del Terzo Mondo.

– Vero significato del termine “terrorismo” (vedi a questo proposito http://www.disinformazione.it/significato_terrorismo.htm ).

– Scie chimiche.
– Sistemi dittatoriali creati e controllati dalle autorità statunitensi.
– Vero volto degli organismi internazionali (FMI, BM. ecc.).
– Verità sullo Stato d’Israele.
– Verità sulla condizione coloniale dell’Italia.
– Verità sui legami fra mafia e autorità statunitensi.
– Vera autodeterminazione dei popoli.
– Tecniche di controllo mentale per evitare che il sistema possa essere minacciato.
– Crimini dei cartelli farmaceutici.
– Uso criminale della Scienza e della produzione alimentare.

Se non vi dicono la verità su questi argomenti, per quanto possano sembrare onesti, si tratta senza dubbio di gatekeepers.
L’unico modo per difendersi da questo fenomeno è quello di cercare per quanto possibile di informarsi correttamente e di dubitare di qualsiasi personaggio che gode di un certo rilievo mediatico, potendo appurare che egli apparirà reticente sulle sopraelencate questioni.

FONTE: http://www.altrainformazione.it

IL GATEKEEPER DEL MOMENTO: GRILLO. MA è LIBERO O CONTROLLATO?

Il ragioniere genovese Giuseppe Piero Grillo, conosciuto come Beppe Grillo è stato scoperto da Pippo Baudo al cabaret milanese “Il Bullone” alla fine degli anni ‘70. Dopo aver amato e odiato la televisione, il computer e internet (lo ricordiamo nello spettacolo “Time Out” dove ha iniziato con la distruzione rituale di due computer), nel 2005 apre il suo blog (oltre 500mila accessi giornalieri che lo fa diventare uno dei siti più visitati al mondo) e subito vince il premio WWW messo in palio dal giornale di Confindustria – il quotidiano dei Poteri forti italiani – “Il Sole 24 Ore”! Da allora il blog ha continuato a crescere e oggi, tradotto anche in inglese e giapponese, è diventato fonte biblica di informazioni per milioni di persone.  Fin qui nulla di strano. La cosa che invece è interessante riguarda il suo editore!

L’editore di Grillo L’editore di Beppe Grillo oggi è la Società Casaleggio Associati di Milano. Nella prefazione del libro del 2004 “Web Ergo Sum” scritto da uno dei fondatori della Società, Gianroberto Casaleggio (che ha dato anche il nome alla ditta), Beppe Grillo spiega come ha incontrato quello che diventerà il suo editore di fiducia! Grillo scrive testualmente: «lo incontrai per la prima volta a Livorno, una sera di aprile, durante il mio spettacolo Black Out. Venne in camerino e cominciò a parlarmi di Rete. Di come potesse cambiare il mondo. (…) Pensai che fosse un genio del male o una sorta di San Francesco (…) Ebbi, lo confesso, un attimo di esitazione. Strinsi gli occhi. Casaleggio ne approfittò. Mi parlò allora, per spiegarsi meglio, di Calimero il pulcino nero, Gurdjieff (il famoso mago nero, uno dei maestri del cantautore Franco Battiato, ndA), Giorgio Gaber, Galileo Galilei, Anna di York, Kipling, Jacques Carelman (…) Tutto fu chiaro, era un pazzo. Pazzo di una pazzia nuova, in cui ogni cosa cambia in meglio grazie alla Rete. (…) Ce n’è abbastanza per rinchiuderlo. E’ un individuo oggettivamente pericoloso e socialmente utile»[1]

Gianroberto Casaleggio (interessato a Gurdjieff!) è riuscito dove tutti avevano fallito: convertire Grillo a internet! Da quell’incontro infatti è nato non solo il blog di Beppe Grillo, ma anche tutti i libri e dvd, come pure e le organizzazioni dei Meet-up! In soldoni l’immagine mediatica (a 360 gradi) di Grillo viene gestita e controllata dagli esperti della società milanese. Addirittura Gianroberto sarebbe diventato il consigliere numero uno di Grillo, a tal punto che secondo indiscrezioni, è sua l’idea del V-Day![2] Quello che ha sparso nel mondo il verbo o virus del V-Day convincendo, attraverso il suo comico portavoce, centinaia di miglia di persone in Italia. “Uomo (Gianroberto) sulle orme del Parsifal dichiara di voler ricercare la vera natura degli uomini”. E così, ad esempio, per le riunioni da sempre ama immergere il gruppo dirigente nel mondo cavalleresco e spirituale della leggenda di Camelot (alla scoperta di quei luoghi ha persino trascorso una vacanza). Usa una tavola rotonda attorno alla quale fa sedere i suoi manager per «parlare liberamente».[3] Sua è anche la gestione del sito web dell’amicone di Grillo, il Ministro per le Infrastrutture Antonio Di Pietro.[4] E’ arrivato il momento di vedere chi sono questi associati, e soprattutto di cosa si occupano.

La Casaleggio Associati La Casaleggio Associati, nasce il 22 gennaio a Milano nei pressi della casa di Alessandro Manzoni, da cinque persone (Enrico Sassoon, Gianroberto Casaleggio, Luca Eleuteri, Davide Casaleggio e Mario Bucchich).[5] La “mission” ufficiale dell’azienda è «di sviluppare consulenza strategica di Rete per le aziende e di realizzare Rapporti sull’economia digitale»

L’Affare Webegg Spa Per capire il quadro generale, rimanendo però sempre collegati con la Casaleggio Associati , è necessario conoscere la Webegg Spa : un gruppo multidisciplinare per la consulenza delle aziende in Rete, controllata per il 59,8 % da I.T. Telecom Spa (controllata a sua volta al 100% da Telecom Italia. Ci interessa molto perché:

Gianroberto Casaleggio è stato Amministratore Delegato e Direttore Generale della Webegg.[6]Luca Eleuteri (socio Casaleggio) tra il 2000 e il 2003 lavorava nella Direzione Generale di Webegg.[7]Mario Cucchich, fino al settembre 2003 è stato Responsabile Comunicazione e Immagine del Gruppo Webegg. – Enrico Sasoon entra il 15 gennaio 2001 nel Consiglio di amministrazione di Webegg – Maurizio Benzi, Marketing di Webegg e stranamente, organizzatore dei Meet-up di Grillo a Milano

Su cinque soci della Casaleggio, ben quattro lavoravano per la Webegg Spa con incarichi molto prestigiosi e importanti! E poi cos’è successo? Tra giugno e agosto 2004, la IT Telecom Spa sigla un accordo con Value Partner Spa per la cessione del pacchetto azionario detenuto in Webegg Spa, pari al 69,8% del suo capitale, al prezzo di 43 milioni di euro, il restante 30,2% è posseduta da Finsiel (79,5% Telecom Italia). Value Partners è la più grande società di consulenza strategica di origine italiana! Nel gennaio 2004 quindi dopo pochi mesi, come è stato detto, i cinque fondano a Milano la Casaleggio Associati. Questo dato è molto interessante perché risulta che gli attuali editori di Beppe Grillo hanno lavorato fino a pochi anni fa, all’interno di una società della Telecom Italia, la stessa soggetto di attacchi (certamente giusti) da parte del comico genovese.

L’affare Telecom Beppe Grillo sta portando avanti da anni una campagna per “prendersi” (lui, gli editori o qualcun altro?) la Telecom Italia! Tale strategia è attuabile se tutti o una buona parte degli azionisti privati delegassero Grillo all’assemblea generale della società. Ecco perché dal blog ha chiesto ufficialmente una “shareaction” (“fatemi godere” dice nel suo appello): «inviatemi le vostre manifestazioni di interesse attraverso il form del modulo di adesione per consentirmi di valutare la fattibilità del progetto e tentarne la realizzazione». «Fatemi godere. Rifatevi delle umiliazioni subite in questi anni come utenti e come azionisti. Il cda licenziato dai veri azionisti attraverso un comico. Una cosa mai vista al mondo. (…) Ragazze e ragazzi, dateci dentro. Aderite, aderite, aderite» [8]

Certamente è ”una cosa mai vista al mondo”, ma la domanda che sorge spontanea è: una volta attuato questo progetto, se mai si realizzerà, chi potrà garantire la sicurezza della ditta più importante in Italia? Beppe Grillo, Gianroberto Casaleggio o la Casaleggio Associati stessa? Ricordiamo che si tratta della società che ha il potere di ascoltare (esattamente quello che è successo allo stesso Grillo, che per ben 4 anni, è stato ascoltato e registrato…) tutte le telefonate, leggere tutti i fax e le e-mail sul suolo italiano… Per qualche miscredente, potrebbe sembrare una manovra occulta per entrare in possesso proprio di questa importantissima azienda…ed è proprio quello che sta accadendo! Staremo a vedere, anche se ad oggi sono decine di migliaia le persone che in buona fede, si sono affidate al nuovo “guru delle telecomunicazioni” (futuro amministratore delegato?).

Prometeus: il futuro dei media Torniamo alla Casaleggio Associati perché nel loro sito ufficiale (www.casaleggio.it) è pubblicato nella home page un video molto indicativo e allo stesso tempo inquietante: “PROMETEUS: IL FUTURO DEI MEDIA” (www.casaleggioassociati.it/thefutureofmedia). Video da non perdere assolutamente! Si tratta della visione futurista che i soci fondatori della Casaleggio hanno a livello di Media.

Questo è il video commentato nell’intro da Zeitgheist (dalla padella alla brace…ma come ben sappiamo i gatekeepers  giocano proprio sul confondere ) che in questo caso dato una giusta riflessione:

Il video inizia dicendo: «L’Uomo è Dio, è ovunque, è chiunque, conosce ogni cosa. Questo è il nuovo mondo di Prometeus. Tutto è iniziato con la Rivoluzione dei media con Internet alla fine del secolo scorso…»[9] La visione continua con: « la Rete include e unifica tutto il contenuto: Google compra Microsoft, Amazon compra Yahoo! diventando così i leader mondiali dell’informazione assieme a BBC, CNN e CCTV… La pubblicità è scelta dai creatori di contenuti, dagli stessi autori e diventa informazione, confronto, esperienza. Nel 2020 Lawrence Lessing, l’autore di “Cultura Libera” diventa Ministro della Giustizia degli Stati Uniti e dichiara il copyright illegale. Dispositivi che replicano i cinque sensi sono ormai disponibili nei mondi virtuali. La realtà può essere replicata in Second Life. Chiunque ha un Agav (agente-avatar) che cerca informazioni, persone, luoghi nei mondi virtuali. Nel 2022 Google lancia Prometeus l’interfaccia standard degli Agav. Amazon crea Place, un’azienda che replica la realtà. Puoi andare su Marte, alla battaglia di Waterloo, al SuperBowl di persona. E’ reale! Nel 2027 Second Life si evolve il Spirit. Le persone diventano chi desiderano e condividono la memoria, le esperienze, le sensazioni. La vendita di memoria diventa una normale attività commerciale. Nel 2050 Prometeus compra Place e Spirit. La vita è virtuale è il mercato più grande del Pianeta. Prometeus finanzia tutte le missioni spaziali alla ricerca di nuovi mondi per i propri clienti, gli avatar terrestri»

Il video della Casaleggio Associati termina con una immagine massonica: il triangolo con l’occhio dentro, fiammeggiante!

Non male come visione, vero? Un futuro illuminato (non si sa bene da che luce…), dove la vita diventa virtuale, dove si commercializza la memoria, le esperienze e le sensazioni. Ognuno avrà un avatar, un personaggio inventato, e potrà fare ciò vuole, anche quello che non potrebbe fare nella realtà… In pratica la nostra Vita verrà letteralmente svuotata di significato e “copiata” o “replicata” su internet. Lo scopo è quello di non si fare più esperienza (cioè conoscenza e quindi coscienza) sul pianeta Terra, ma su un “pianeta” che non esiste, formato da bit e byte: internet! Che tipo di coscienza sarà mai quella di un mondo virtuale? Non è che ci stanno indottrinando e preparando invece a vendere la nostra anima? Questo progetto chiamato Prometeus, è la visione di un pazzo da psichiatrizzare quanto prima, o invece si tratta di un piano ben preciso di controllo occulto? Per approfondire tale delicatissimo argomento, vi rimando alla nuovissima dispensa “Il segreto occulto degli Illuminati”.

Nel video della Casaleggio Associati si pubblicizza Second Life (Seconda Vita), “un mondo virtuale in 3D aperto a tutti i maggiorenni dove ogni evento della vita può essere riprodotto[10]Second life è ciò che tecnicamente viene definito un M.M.O.R.P.G. ovvero un Massive Multiplayer Role Playing Game (Un Videogioco di Ruolo destinato alla Massa): immaginate un videogioco in cui possano partecipare contemporaneamente centinaia di migliaia di giocatori (se non milioni) collegati in rete, ognuno con il proprio personaggio (avatar), con un proprio conto corrente e varie proprietà mobili ed immobili. Esso è stato creato dalla Linden Lab, reso disponibile in rete nel 2003, oggi può contare quasi 8 milioni di utenti nel mondo (dato di luglio 2007[11] Poco si sa su questa strana piattaforma, ma nei media si sono già iniziati a denunciare episodi alquanto sgradevoli accaduti all’interno di questo “mondo secondario”, anche se la vera natura estremamente deviante non viene adeguatamente sottolineata! E’ un mondo estremamente deleterio e pericoloso per la psiche umana. Casualmente sia Beppe Grillo (con tanto di avatar) che Antonio di Pietro hanno il loro sito proprio in Second Life

Dio è ovunque, è chiunque e conosce ogni cosa”, proprio come l’occhio onniveggente della massoneria (il simbolo stampato sul dollaro statunitense), usato dai creativi della Casaleggio alla fine del video. A proposito di luce, cerchiamo di capire come mai hanno usato un nome così particolare per tale progetto: Prometeus! Certamente deriva da Prometeo, figlio di Giapete e Climene, che ha sottratto il fuoco (simbolo della luce) agli Dei per riportarlo agli uomini sulla terra (dottrina della gnosi). Secondo l’occultista russa Helena Petrovna Blavatsky, sotto un altro aspetto, l’allegoria del fuoco (visto come luce iniziatica, ndA) può essere letta come un’altra versione della ribellione dell’orgoglioso Lucifero (dal latino LUCIFERUS, composto da “LUC-EM” = luce, e tema “FER-RE” = portare, cioè PORTATORE DI LUCE, ndA), precipitato nell’Abisso senza fondo. La maledizione di Zeus a Prometeo è lo stesso che la maledizione di Dio a Satana![12] Quindi secondo la maga (indubbiamente nera) Blavatsky, il fuoco o luce portato sulla terra da Prometeo è l’allegoria del fuoco o luce porta sulla terra da Lucifero!

Ecco spiegato perché il logo della Prometeus (vedi immagine sopra) è rappresentato graficamente da una fiamma (luce) che parte dalla lettera O maiuscola, quindi dal Cerchio chiuso (molto usato anche dai circoli satanici per i loro rituali). Sicuramente la motivazione che ha spinto la Casaleggio a scegliere un nome e logo simili sarà un’altra, magari meno esoterica, però la strana coincidenza (per chi ci crede ovviamente) è interessante!

Partnership con Enamics Nel 2004 la Casaleggio annuncia la partnership con Enamics, una società statunitense fondata nel 1999, leader del Business Technology Management (BTM). La Enamics ha come “clienti” potentissime corporation del calibro di: Pepsico, JP Morgan, Northrop Grumman, US Department of Tresury (Dipartimento del Tesoro USA), BNP Paribas, American Financial Group,[13] ecc. Tra queste, quella che più c’interessa è la banca d’affari JP Morgan, perché rientra nell’impero dei Rockefeller, una delle famiglie che controllano il mondo!

Davanti al Centro Rockefeller di New York si staglia – casualmente – una statua gigante di Prometeo (vedi immagine qui sotto), voluta proprio dal magnate in persona! Anche i Rockefeller, come i Casaleggio (chiedo venia per la comparazione), pertanto “adorano” l’arte simbolica del Prometeo! Fondatore della BTM Corporation è un certo Faisal Hoque, autore di numerosi best seller ed ex dirigente anziano della General Electric (anch’essa del gruppo Rockefeller) e di altre multinazionali! I partner della BTM tecnology sono “IBM Tivoli” di New York e “Future Considerations” di Londra. Questa ultima ha come clienti privati: Coca Cola, Barclaycard, Addax Petroleum, KPMG LLP, ecc. Nel settore pubblico invece: Carbon Trust, UNIDO (United Nations Industrial Development Organisation), London Pension Fund Authority (LFPA)[14] ecc.

E’ molto indicativo venire a conoscenza che l’editore di Beppe Grillo (nonostante le giustissime campagne contro l’inquinamento ambientale, le energie alternative, i biocarburanti, l’idrogeno, ecc.) abbia tra i partner proprio quella banca (JP Morgan), che ha interessi economici enormi in ogni dove, e soprattutto nel comparto bancario, energetico e/o petrolifero!

Che fine ha fatto il Signoraggio monetario? Al Beppone nazionale va il merito di essere stato il primo a denunciare la truffa del Signoraggio monetario (nel tour “Apocalisse Morbida” del 1998) e la natura privatistica della Banca d’Italia. In quello spettacolo ha sparato a zero sui banchieri (Fazio, Duisemberg, ecc.), definiti i cavalieri dell’Apocalisse, che controllano le economie planetarie, sottolineando più volte come questi signori “stampano le banconote e le prestano”. Avete capito bene: stampano denaro e lo prestano ai governi! Per non parlare del debito pubblico. Dice infatti Grillo: “e il debito? A chi li dobbiamo due milioni e mezzo di miliardi di lire?

Nonostante questo, da un po’ di anni Grillo si rifiuta, o gli è stato consigliato di non parlarne, di Signoraggio e dei banchieri durante i suoi spettacoli, perché? Una spiegazione la fornisce il dottor Antonio Miclavez in una recente intervista video: «ne ho parlato (si riferisce a Grillo, ndA) circa sei mesi fa e mi ha detto: “sì è molto bello, ma questo per la gente è troppo. Se è troppo poi la gente si spaventa e non lo capisce perché è troppo!”. Uguale Milena Gabanelli (Report su Rai3, ndA)»[15] Tralasciamo la Gabanelli per ovvi motivi, ma perché Grillo che nel 1998 sparava a zero sul Signoraggio, sulla truffa del debito pubblico e sui banchieri, oggi non dice nulla e si limita ad attaccare i politici: semplici camerieri del potere economico? Cosa è successo nel frattempo? Ha ricevuto pressioni e/o ricatti? Oppure ha cambiato idea? Nessuno lo sa ad eccezione della sua coscienza!

A cosa servono il V-day, il Mastella-day, la petizione per la Forleo o De Magistris, o quella contro Gentiloni, se il vero e unico problema è la gestione massomafiosa della emissione monetaria che rende interi paesi schiavi del sistema economico, sotto la pressione di un debito inesistente? Forse serve per dirottare le masse e deviarle verso lidi estremamente funzionali per il Sistema che ci controlla? Qual è il senso di scatenarsi per un parlamento pulito (contro i politici pregiudicati), movimentare le masse per assurde liste civiche, quando i controllori della politica sono e rimangono i grandi banchieri internazionali? Quando coloro che emettono la moneta hanno il Potere di far fare le leggi ai burattini in Parlamento, a cosa serve prendersela con la manovalanza? Forse per evitare di tirare in ballo i veri manovratori occulti?

Come disse il giornalista Paolo Barnard in una lettera intitolata “Considerazioni sul V-day”: «I nostri personaggi (…) di fatto svuotano l’Io dei loro seguaci impedendogli di divenire singole entità autonome e potenti, rendendoli (rendendoci) un esercito di anime incapaci, dunque minando la Società Civile organizzata e la speranza che essa rappresenta»[16] Di persone svuotate del proprio Io ce ne sono già abbastanza. E’ necessario partire da noi stessi, senza delegare il politico, il Grillo, il Travaglio, la Forleo o la Guzzanti di turno: solo così saremo padroni della nostra vita e potremo conquistare, o meglio, tirare fuori la nostra vera e unica individualità, cioè l’essenza spirituale. Se non ritorniamo in possesso della nostra autentica natura, il Potere continuerà a fare sonni tranquilli. «Credete veramente – continua Paolo Barnard – che il Potere sia così sciocco e impreparato da poter essere, non dico sconfitto, ma anche solo disturbato da questo sgangherato esercito alla deriva?

Al Potere, le iniziative di Grillo (inconsapevolmente ci auguriamo tutti) – portate avanti grazie alla consulenza di aziende specializzate – fanno estremamente comodo, perché il vero e unico problema che ha il Potere è il risveglio della coscienza delle Individualità. Persone libere di pensare, sentire e agire, indipendentemente dagli insegnamenti e dalle dottrine di un qualsiasi messia o maestro di vita, sono veramente pericolose! Concludo nella speranza che non siano vere le affermazioni di Dino Risi (che ha diretto Grillo nel film “Scemo di guerra”) al Corsera, perché secondo il regista, Grillo è più attore adesso che quando girava film. Non crede affatto a ciò che dice e scrive quotidianamente nel blog! Speriamo che si sbagli… Come pure mi auguro che Beppe Grillo dia un segnale di assoluta buona fede riprendendo a parlare, sia nel blog che durante gli spettacoli, di Signoraggio, Poteri forti bancari, Sovranità monetaria, OGM, ecc.

[1] Blog ufficiale di Beppe Grillo: www.beppegrillo.it/libri.php#web [2]Casaleggio, il guru web di Beppe che ama Parsifal e Adriano Olivetti”, “Il Corriere della Sera” del 18 settembre 2007, www.corriere.it/Primo_Piano/Cronache/2007/09_Settembre/18/Casaleggio_guru_web_grillo.shtml [3] Idem [4] Idem [5] Sito ufficiale Casaleggio Associati http://www.casaleggio.it/societa1.asp [6] “Key4biz”, quotidiano d’informazione su Telecomunicazioni, Media e Internet”, 27 maggio 2003             www.key4biz.it/Who_is_who/2003/05/Casaleggio_Roberto.html [7] Sito ufficiale Casaleggio Associati www.casaleggio.it/societa5.asp [8] Dal blog ufficiale di Beppe Grillo: www.beppegrillo.it/shareaction/ [9] Dal sito ufficiale della Casaleggio Associati www.casaleggioassociati.it/thefutureofmedia [10]Quando una vita non basta: Second Life”, Lorenza Veronese, www.disinformazione.it/second_life.htm [11] Idem [12]La Dottrina Segreta ”, glossario, di H.P. Blavatsky [13] Tratto dal sito ufficiale della BTM www.btmcorporation.com/About/ [14] Tratto dal sito ufficiale www.futureconsiderations.com/our-clients_private-sector.html [15] Video con l’intervista di Antonio Miclavez http://grappaevvinci.wordpress.com/2007/12/04/il-signoraggio-e-beppe-grillo/ [16]Considerazione sul V-Day”, Paolo Barnard http://www.disinformazione.it/lettera_paolo_barnard.htm

Aggiornamento sulle “scatole cinesi”, a cura di Michele Morini.

Il 16 novembre 2000 in “Brodcast & video” numero 130, alla voce “Business & mercati”, appare la seguente notizia:

Nuova Web: Professional Company per il Gruppo Telecom

«Netikos Spa è la nuova web professional company varata da I.T. Telecom, gruppo Telecom, per offrire soluzioni per le imprese legate alla rete. Il nuovo consiglio di amministrazione presieduto da Gilberto Ricci ha nominato nei giorni scorsi Edoardo Narduzzi alla carica di amministratore delegato. Gli altri componenti del Cda sono: Gianroberto Casaleggio, Michele Colaninno, Alfredo Speranza». [1]

Michele Colaninno, dal sito ufficiale della Piaggio[2], è ovviamente parente del più famoso Roberto Colaninno:

Milano, 28 agosto 2006 – L’Assemblea degli Azionisti di Piaggio & C. S.p.A, a seguito dell’ammissione alla quotazione delle proprie azioni presso Borsa Italiana, ha nominato il nuovo Consiglio di Amministrazione così composto: Roberto Colaninno, Matteo Colaninno, Michele Colaninno, Rocco Sabelli, […], ecc.[3]

Roberto Colaninno nel 1996 viene nominato amministratore delegato di Olivetti.  In quegli anni trasforma l’azienda da una società di computer in una holding di telecomunicazioni creando Infostrada e Omnitel. Nel 1999 lancia una offerta pubblica di acquisto (OPA) su Telecom Italia, fino ad oggi la più grande operazione di acquisizione mai operata in Italia. Come soci dell’operazione ha un gruppo di imprenditori bresciani guidati da Emilio Gnutti. L’operazione riesce, però crea un grosso debito in Telecom che non riesce a risanare, facendo sprofondare la società di telecomunicazione. Nel 2001 vende la Telecom a Pirelli (Marco Tronchetti Provera) e Benetton (famiglia Benetton).

Ricapitolando: Gianroberto Casaleggio inizia la sua carriera nell’Olivetti S.p.A. di Colaninno, poi diventa amministratore delegato di Webegg, joint venture tra Olivetti e Finsiel, a fine giugno 2002 Olivetti S.p.A. cede la propria quota (50% del capitale) in Webegg S.p.A. a I.T. Telecom S.p.A.., che intanto ha dato vita a Netikos Spa dove fa parte del Cda con un parente stretto di Colaninno, poi nel 2004 chiude e passa con altri dirigenti Webegg a fondare nel 2004 la Casaleggio Associati , l’attuale editore di Beppe Grillo! Come mai lo stesso Grillo si domanda chi ha affossato TELECOM, quando il suo editore attuale è stato nello stesso Cda con i Colaninno? Attualmente la cordata Colaninno, Berlusconi e SanPaoloIMI (vedi Prodi) si stanno prendendo la Telecom (tratto da Finanza World[4]) Ecco cosa pubblica l’agenzia stampa italiana Adnkronos:  

La trattativa è “in una fase avanzata, mancano solo alcuni dettagli”. Secondo quanto riferiscono all’Adnkronos fonti vicine al dossier, si starebbe per chiudere l’accordo che porterebbe Mediobanca, Intesa, Generali, Benetton e Telefonica a controllare Telecom, attraverso una quota complessiva pari a circa il 25% del capitale. Alla quota del 18% detenuta da Olimpia si sommeranno infatti anche le quote rispettivamente detenute da Mediobanca, 1,54%, e Generali, 4,1%.

Telefonica rileverebbe una quota pari al 40% di Olimpia e ne diventerebbe il primo azionista, con Mediobanca e Generali che entrerebbero apportando anche le quote dirette possedute in Telecom. A Intesa Sanpaolo spetterebbe una partecipazione più piccola. All’interno di quella che sarebbe una sorta di Newco rimarrebbe anche Benetton con una quota quasi dimezzata rispetto all’attuale 20%. Il disimpegno di Pirelli, che controlla l’80% di Olimpia, avverrebbe ad un prezzo pari a 2,80 euro, frutto della media di quanto metteranno sul piatto da una parte Telefonica e dall’altra i soci bancari. Un successivo aumento di capitale garantirebbe l’ingresso dei soci italiani.

[1] http://bv.diesis.it/n130/page1.htm [2] http://www.piaggiogroup.com/investor_relations/comunicati_stampa/2006/nuovo_cda_piaggio.htm [3] idem[4] http://www.finanzaworld.it/blog/telecom-telefonica-e-gli-italiani

fonte: www.disinformazione.it

CONFERENZA ENRICO BACCARINI

Questa sera  al Park Hotel di Taranto vi è stata l’unica tappa pugliese  di Enrico Baccarini riguardante la presentazione del suo nuovo libro I Vimana e la guerra degli Dei.

Ecco una  sua breve  biografia:

Enrico Baccarini è nato a Firenze. Ha collaborato con “Notiziaio UFO” per l’Editoriale Olimpia di Firenze, “Ufo Notiziario” per la Acacia Edizioni, “Archeomisteri“, “Gli speciali dei misteri”, “HERA” e i “Misteri di HERA“, nonché a diverse testate di settore. Giornalista pubblicista e scrittore, ha compiuto studi di indirizzo psicologico e antropologico. E’ stato membro fondatore Comitato Interdisciplinare per le Ricerce Protostoriche e Tradizionali (CIRPET) e co-fondatore della rivista associata ARCHEOMISTERI, I QUADERNI DI ATLANTIDE. Dal 1989 al 2009 è stato membro del Centro Ufologico Nazionale (CUN) con incarichi direttivi. Ha presenziato come relatore a conferenze in Italia e all’esterop, ha presentato relazioni sulle fenomenologie dell’insolito (misteri del passato, psicologia dell’insolito e anomalistica, ufologia, etc.) in numerosi congressi scientifici nazionali e internazionali. In campo psicologico e antropologico si occupa di culti abusanti, del fenomeno dei Nuovi Movimenti Religiosi (NMR), del fenomeno delle sette  e dei culti moderni e di exit counseling collaborando con la principale struttura italiana in materia. Ha effettuato anche un corso avanzato su “DSM-IV Religious and Spiritual Problems” ottenendone un attestato di merito.

(fonte http://www.luoghimisteriosi.it)

Abbiamo approfondito il tema nel nostro testo I Vimana e le Guerre degli Dei, in cui, dopo un’analisi minuziosa delle antiche fonti sanscrite, abbiamo appurato come con questo termine venissero identificati i ‘Vimana’ guidati unicamente dagli Dei indiani circostanziando quindi il loro utilizzo e funzione agli esseri che la religiosità e la letteratura indiane indicavano provenire dalla regione del cielo esterna al nostro pianeta. Enrico Baccarini

Ratha, i Vimana degli Dei indiani nel sud dell’India

 

vima01Il termine Ratha è il vocabolo indoiranico utilizzato per indicare il cocchio o carro da guerra, con  ruote a raggi, utilizzato dagli dei indiani nell’antichità per spostarsi nel cielo, sulla terra e negli spazi siderali. Con il passare delle ere la sua funzione mutuò andando ad indicare il più comune carro da guerra, ma nella sua accezione religiosa originale la forma con cui è sempre stato rappresentato (soprattutto nel sud dell’India) ci riporta inesorabilmente ai ben più noti Vimana e alle loro curiose forme piramidali.

Il vocabolo Ratha deriva dalla radice collettiva ret-h di una parola protoindoeuropea rot-o per “ruota” che produsse anche il latino rota ed è presente anche nelle lingue germaniche, celtiche e baltiche. I termini sanscriti per il timone, i finimenti, il giogo e la ruota del carro hanno affini in altri rami dell’indoeuropeo.

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Abbiamo approfondito il tema nel nostro testo I Vimana e le Guerre degli Dei, in cui, dopo un’analisi minuziosa delle antiche fonti sanscrite, abbiamo appurato come con questo termine venissero identificati i ‘Vimana’ guidati unicamente dagli Dei indiani circostanziando quindi il loro utilizzo e funzione agli esseri che la religiosità e la letteratura indiane indicavano provenire dalla regione del cielo esterna al nostro pianeta.

Nel RigVeda si narra di come i Rbhus avessero costruito un carro celeste per i gemelli Asvini, medici tra gli dei (Rv 1.111.1). Un altro passo (Rv 1.166.4-5) ci parla invece del velivolo che apparteneva ai Marut, una macchina volante in grado di far tremare le case, di sradicare piccole piante e di provocare un forte vento al suo passaggio (Rv 1.116.3 7.4.68).

Sono numerosi i testi in cui vengono nominate queste macchine volanti, in tutti i casi il riferimento è a velivoli in grado di volare nel cielo, di portare passeggeri, di condurre battaglie, di compiere lunghi viaggi, in tutti i casi caratterizzati da differenti ma specifiche particolarità e forme.

La differenza fondamentale che sembra sottostare tra l’utilizzo del termine Ratha e quello di Vimana risiede nella loro conformazione. Con Ratha vengono solitamente indicati ‘carri volanti’ utilizzati solo dagli dei e generalmente privi di ali mentre il termine Vimana si riferisce a velivoli quasi sempre muniti di ali ed utilizzati sia dalle divinità ma soprattutto dagli esseri mortali (Dileep Kumar Kanjilal, Vimana in Ancient India, Sanskrit Pustak Bhandar, 1985, p.13 ).

Questi ‘carri’ costituirono un’importante elemento nel mondo induista, lo strumento che gli dei utilizzavano per spostarsi sul nostro pianeta e nello spazio esterno. L’immagine sotto riportata è tratta dal Vymanika Shastra, testo che vide la luce tra il 1918 e il 1923 quando il Pandit Subbaraya Shastry lo dettò ad uno dei suoi discepoli. Osteggiato e ridicolizzato in realtà il Vymanika Shastra ha dimostrato ampiamente la sua genuinità mostrando come le cognizioni contenute al suo interno possiedano tutti i crismi per poterlo considerare come un retaggio della lunga tradizione iniziatica orale conservata da millenni nell’antica India, la Shruti. Al suo interno, i compilatori, descrissero nel dettaglio il funzionamento dei Ratha/Vimana arrivando a circostanziare le singole macchine che lo componevano, Yantra (macchina in sancrito) che in alcuni casi sono stati riprodotti negli ultimi anni da alcune università indiane.

Raffigurazione tratta dal Vymanika Shastra del Rukma Vimana estremamente simile agli antichi Ratha indiani.

I normali carri da traino, soma o guerra, figurano in modo rilevante nei Rigveda, evidenziando la loro presenza in India almeno dal II millennio a.C. e differenziandosi però notevolmente, nelle loro descrizioni e funzioni, dai Ratha utilizzati dalle divinità. Non a caso i carri umani erano gli strumenti che tutti conosciamo mentre quelli ‘divini’ possedevano ben altre particolarità come quella di poter volare nel cielo! Tra le divinità veliche Agni, dio del fuoco, utilizzava un Ratha nella sua funzione di messaggero tra gli dei e gli uomini. I Ratha vedici sono inoltre descritti come fatti di Salmali (RV 10.85.20), Khadira e Simsapa (RV 3.53.19).

Le ruote di un immenso Ratha cerimoniale a Gokarna (Karnataka, India)

Il riferimento a velivoli in grado di volare può essere ritrovato numerose volta nella letteratura vedica, tra questi testi anche lo Yajur-Veda descrive il funzionamento di queste macchine:

O ingegnere specializzato, tu che progetti navi oceaniche, spinte da motori ad acqua come quelli usati nei nostri aeroplani, che danno la capacità di alzarsi in verticale oltre le nubi e viaggiare in tutta la regione. Sii tu, prosperoso in questo mondo e vola attraverso l’aria e attraverso la luce” (Yajur Veda, 10.19)

Interessante notare come la descrizione dei Vimana presente negli antichi testi indiani, così come la conformazione dei carri Ratha, si amplifichi ulteriormente nella stupefacente architettura indiana. Nel sud dell’India, soprattutto nel Tamil Nadu, la parte apicale dei templi ricorda molto i Ratha finora descritti ma ancor più viene denominata Vimana, in ragione del fatto di essere il luogo più vicino tra  il luogo sacro e le stesse divinità, il luogo in cui dei e uomini si possono avvicinare per entrare in Contatto.

Non a caso nel Samarangana Sutradhara, testo di architettura dell’XI secolo, viene espressamente detto nel capitolo XXXI che i templi indiani furono realizzati ad imitazione degli antichi Vimana, per ricordarne la forma e la potenza! Il testo dopo aver dedicato ben 230 versi ad alcune modalità per costruire questi velivoli, impartisce perentorio l’ammonimento a non divulgare tali insegnamenti sottolineando come nello stesso testo fosse stata esposta solo una parte dei metodi costruttivi per evitare che potessero cadere nelle mani sbagliate. In tutti questi casi avviene qualcosa di eccezionale, il velivolo descritto non possiede più le valenze di un oggetto mitico ma la sua descrizione, e le stesse attribuzioni che ne vengono fatte, sembrano corrispondere a qualcosa di concreto ma soprattutto che l’antico redattore sembra avere visto con i propri occhi cercando di comprenderne e trascriverne le particolarità e la meraviglia ai posteri.

Tempio Anantha Vasudeva a Bhubaneshwar. Foto del 1869 (©British Library)

Il Rig Veda, uno dei testi sacri più antichi dell’umanità, cita alcuni dei Ratha/Vimana utilizzati dagli dei indicandone il sistema di funzionamento:

  • Jalayan – è un veicolo progettato per muoversi sia in aria che in acqua… (Rig Veda 6.58.3)
  •  Kaara – è un veicolo progettato per muoversi sia sulla terra che in acqua… (Rig Veda 9.14.1)
  •  Tritala – è un veicolo progettato per muoversi nei tre elementi… (Rig Veda 3.14.1)
  •  Trichakra Ratha – è un veicolo a tre motori progettato per muoversi nell’aria…(Rig Veda 4.36.1)
  •  Vaayu Ratha – è una veicolo sospinto da un motore ad aria… (Rig Veda 5.41.6)
  •  Vidyut Ratha – un veicolo sospinto da un motore potentissimo…è (Rig Veda 3.14.1).

Il termine Kathasaritsagara indica invece operai specializzati nella loro manutenzione, questi potevano essere dei Rajyadhara, esperti in meccanica e in grado di costruire navi oceaniche o dei Pranadhara, esperti nel fabbricare macchine volanti capaci di trasportare oltre 1000 passeggeri. I testi affermano che queste macchine erano capaci di coprire in pochi istanti lunghissime distanze. (Fonte: India Through The Ages: History, Art Culture and Religion, By G. Kuppuram p. 532-533).

 Tempelvogn, Sri Lanka

Un altro riferimento interessante è quello al Purunishshìdhvana Dadhika, letteralmente ‘veicolo che trasporta i suoi occupanti attraverso i cieli e fra i pianeti’, un Ratha la cui traduzione letterale ci rendere chiaramente manifesto lo scopo e la funzionalità di tale macchina.

Il nostro percorso di studio e ricerca ha avuto origine da una civiltà dimenticata e quasi sconosciuta, estremamente evoluta ma caduta completamente nell’oblio della storia, una cultura che lasciò ai posteri una imponente quantità di testi trasmessi prevalentemente in forma orale che queste stesse tradizioni affermavano provenissero da tempi e civiltà ancora più remote distrutte da immani cataclismi.

Il mondo vedico è una realtà ancora fonte di accesi dibattiti, di analisi che potrebbero condurre a riscrivere la storia stessa della nostra civiltà e a vedere con occhi diversi le origini della nostra specie. I Ratha sono una parte di questo patrimonio culturale e continueremo a studiarne e riscoprirne la storia nella speranza di poter portare un contributo alla comprensione del nostro passato.

Kumari Kandam

Kumari Kkandandam è un isola sommersa risalente a 11 000 anni a.C..

La maggior parte delle persone hanno familiarità con la storia di Atlantide, il mitico continente perduto descritto dal filosofo Platone.

Fino ad oggi, le opinioni sono ancora divise sull’esistenza reale di un continente sprofondato nelle acque dell’oceano migliaia di anni fa, e se prendere le parole di Platone alla lettera oppure considerarle come racconto allegorico.

Tuttavia, nel subcontinente indiano si tramanda un racconto simile, anche se molto meno noto rispetto a quello di Atlantide. Si tratta del continente perduto di Kumari Kandam, collegato poi alla teoria di Lemuria.

Il termine Lemuria compare per la prima volta nella seconda parte del 19° secolo, quando il geologo inglese Philip Sclater rimase sconcertato dalla presenza di fossili di lemuri in Madagascar e India, ma non in Africa e Medio Oriente.

Così, in un articolo del 1864 intitolato ‘The Mammals of Madagascar’ (I mammiferi del Madagascar), Sclater propose che il Madagascar e l’India un tempo furono parte di un continente più grande poi sommerso, denominando la massa mancante ‘Lemuria’.

 la proposta di un continente perduto non è solo la teoria per la spiegazione di un fenomeno biologico, ma un’idea che si tramanda nella letteratura antica da secoli, tanto che sono in molti a credere che il continente di Lemuria sia esistito realmente.

Tra questi vi è il gruppo di nazionalisti tamil. Il termine Kumari Kandam compare per la prima volta nel 15° secolo nel Kanda Puranam, una versione del 15° secolo scritta in Tamil dello Skanda Purana, il più vasto tra i diciotto Purana principali, nel quale sono riportate una serie di leggende su Shiva e i luoghi santi a lui collegati.

Il testo riprende alcune leggende riguardanti un’antica terra a sud dell’India sommersa dall’Oceano Indiano. Il riferimento più antico risale al 2° secolo d.C. ed è contenuto nel Silappadhikaram, uno dei cinque grandi poemi epici della letteratura Tamil. Secondo i racconti, “il mare crudele” prese la terra governata dai re Pandiyan, compresa tra i fiumi Pahruli e Kumari, corsi d’acqua che un tempo fluivano nel continente ormai sommerso.

Quando le teorie su Lemuria arrivarono nell’India coloniale, il popolo cominciò a considerare le antiche leggende come fatti storici. Come risultato, Lemuria fu rapidamente identificata con Kumari Kandam, caricando la leggenda di sentimenti nazionalisti.

I nazionalisti sostenevano che i re Pandiya di Kumari Kandam erano i governanti di tutto il continente, e che la civiltà Tamil fosse la più antica del mondo. Quando Kumari Kandam fu sommersa, la sua gente si sparse in tutto il mondo fondando diverse civiltà. Da qui, l’affermazione che il continente perduto è stato anche la culla della civiltà umana.

Mohenjo Daro, i primi riscontri e le analisi sulla radioattività

Dopo una lunga preparazione, anni di studio e ricerche, nonché una pianificazione del viaggio rivolta a non trascurare nessun elemento di valore e interesse, lo scorso dicembre abbiamo iniziato la nostra avventura in Pakistan, non scevra da qualche rischio ma carica di una grande emozione e di molte sorprese che avremmo incontrato lungo la nostra strada.

Così poco più di un mese fa, assieme ad una troupe documentaristica composta dal regista Diego D’Innocenzo e dal Direttore della fotografia Matteo De Angelis, abbiamo iniziato la nostra avvenutura assolutamente inconsapevoli che saremmo andati a vivere e sperimentare le bellezze di un paese incredibilmente unico.

Cercando di ripercorrere le tracce di un grande mistero del passato siamo giunti in alcuni dei siti archeologici più antichi del pianeta, luoghi appartenuti al popolo Harappa e alla sua misteriosa civiltà, nel tentativo di ricostruire la storia di David William Davenport, delle sue teorie e di analizzare i  riferimenti presenti negli antichi poemi epici indiani in cui si parla di guerre e di esplosioni, di Vimana e di tecnologie estremamente avanzate.

Durante la realizzazione del documentario abbiamo inoltre avuto modo di intervistare diversi studiosi che, a vario titolo, si sono interessati alla vicenda nel corso degli anni tra questi lo scrittore inglese Graham Hancock, autore di bestseller internazionali; il Dr. Fulvio Terzi, amico personale di Davenport; Giorgio Cerquetti, da decenni profondo conoscitore del misticismo indiano ed infine Mauro Paoletti, scrittore e studioso dei misteri che riguardano il passato dell’umanità.

Indubbiamente il Pakistan presenta ancora oggi i due estremi di una società divisa tra le antiche tradizioni e la modernità incalzante, due facce che si fondono in  una sinergia unica talvolta contrastante e difficilmente descrivibile a parole. Questa esperienza mi ha  insegnato ancor di più, però, a non dare nulla per scontato .
Così il primo elemento che abbiamo studiato è stata la possibile radioattività ambientale, memori delle teorie di Davenport. Abbiamo portato con noi un contatore Geiger ma, nei giorni di permanenza nel sito, non abbiamo riscontrato nessuna traccia di radioattività (ho preso a campione un minimo di 3 punti equidistanti tra loro con rilevazioni multiple protratte per diverso tempo).

Altrettanto fondamentale è stato però constatare come buona parte di Mohenjo Daro (e ancor di più il così detto ‘epicentro‘) risultasse  interamente cosparsa di vasellame fuso e vetrificato! Sono riuscito a portare con me alcuni campioni di roccia che sono già stati consegnati per le analisi di rito mentre in parallelo siamo a fine della stesura del libro a cui abbiamo dedicato molti anni dei nostri studi. Ma andiamo con ordine!

L’antefatto

Ho trattato spesso attraverso le pagine di ENIGMA, ma non solo, gli studi e le teorie di David William Davenport e chi ha potuto ascoltare le conferenze che ho tenuto su questo tema ha avuto modo di percepire, almeno lo spero, il fascino che questi territori da molti anni hanno riscosso in me. La possibilità di poterci recare personalmente nei luoghi studiati da Davenport e porre nuovamente sotto analisi, e per la prima volta in assoluto con strumentazioni scientifiche, quanto da lui teorizzato nel 1979 assieme al giornalista italiano Ettore Vincenti costituiscono non una conquista personale ma un piccolo passo rivolto verso tutti coloro che vogliono comprendere e conoscere la natura degli eventi anomali avvenuti in questa zona nel 2000 a.C.

La teoria proposta da Davenport è certamente articolata e di non facile ‘digeribilità’ per coloro che non sono avvezzi a certe tematiche e vide pubblicamente la luce nel libro ormai introvabile “2000 a.C.: Distruzione Atomica“.

Durante il loro viaggio, sul finire degli anni ’70, i due studiosi raccolsero campioni di roccia, vasellame e monili che risultavano fusi e vetrificati. Nessun evento naturale poteva spiegare quei ritrovamenti, nessun intervento umano sembrava in grado di poter generare una tale distruzione, a meno che Mohenjo Daro non fosse stata realmente teatro di qualcosa di diverso, una esplosione o qualcosa di simile avvenuta 4000 anni fa.

Dei suoi 100.000 abitanti, dagli anni ’20 ad oggi sono stati ritrovati solo 44 scheletri, nessuna tomba o sepoltura, corpi che si presentano come muti testimoni di una morte istantanea, avvolta ancora oggi nel mistero, a cui l’archeologia non è riuscita a dare una spiegazione e che in alcuni casi presentavano addirittura segni di calcinazione come se fossero stati esposti ad una intensa fonte di calore.

Ripercorrendo queste tracce siamo giunti in luoghi ancora oggi difficilmente raggiungibili riscoprendo, forse,  una verità a lungo dimenticata. Durante le nostre riprese nel sito archeologico di Mohenjo Daro abbiamo esplorato varie aree che fin da subito sono risultate totalmente cosparse da vasellame e mattoni fusi o vetrificati, come se fossero stati realmente esposte ad una fonte di calore molto elevata.

Nella volontà di non tralasciare nessuna strada abbiamo quindi cercato e tentato di trovare una spiegazione razionale a questi eventi ma niente è riuscito a giustificare la realtà che avevamo davanti. Parlando (in inglese) con alcuni dei responsabili del sito abbiamo potuto inoltre constatare come l’ipotesi degli “scarti di fornace” non fosse in grado, ne riuscisse, a giustificare la grande quantità ed estensione di oggetti deformati presenti nel terreno, e non neghiamo che dopo aver parlato con alcuni di loro dell’ipotesi di Davenport non ne siano rimasti affascinati.

L’estensione di questi detriti e il mistero sulla loro formazione sembravano realmente suggerire che un evento inspiegabile avesse colpito la città nel remoto passato.

La radioattività

Per quanto ci dividano oltre 4000 anni dall’evento atomico teorizzato da Davenport, nel caso in cui si fosse trattato di una esplosione di questo tipo, avremmo comunque dovuto rinvenire tracce della sua contaminazione.

Nel loro libro Davenport e Vincenti scrivevano “… allo stato attuale della tecnologia solo un ordigno nucleare può essere stato capace di creare contemporaneamente un’onda d’urto e un’onda di calore tali da lasciare le tracce che abbiamo rilevato a Mohenjo Daro”.

Riteniamo di aver trovato le tracce di una possibile onda di calore ma perchè il luogo non era radioattivo?

Personalmente pensiamo che l’ipotesi nucleare fosse l’unica che negli anni ’70, durante la Guerra Fredda, potesse spiegare e giustificare quanto trovato ma nessun altro elemento sembra aver mai comprovato questa asserzione. Le stesse analisi del ’79 fatte a Roma non parlano ‘mai’ di radioattività ma solo di vetrificazione, fusione e alte temperature.

Gli antichi testi indiani descrivono inoltre armi i cui effetti ricordano molto da vicino quelli di un’esplosione atomica ma è altrettanto vero che in questi stessi testi si parla specificatamente di armi ad ‘energia’, definite tejas astras, utilizzate dagli ‘dei durante le loro battaglie’. Se avvenne realmente un evento del genere è possibile pensare che la sua origine fosse diversa da quella nucleare?

Durante le nostre ricerche abbiamo identificato un’arma mitica, l’Agneya Astra, la cui descrizione sembra ricalcare fedelmente gli effetti descritti da Davenport, un’arma in grado cioè di sviluppare una fonte di calore estremamente elevata tale da riuscire a fondere le rocce ma altrettanto circoscritta da non contaminare e distruggere totalmente la zona interessata.

Ecco la descrizione dell’Agneya presente nel Drona Parva, settimo libro del Mahabharata:

Un unico proiettile caricato con tutta la potenza dell’universo, una colonna incandescente di fumo e di fiamme, luminosa come diecimila soli, si levò in tutto il suo splendore. Un’arma sconosciuta, un fulmine di ferro, un gigantesco messaggero di morte che ridusse in cenere l’intera razza dei Vrishnis e dei Andhakas”.

Gli effetti descritti non sono quelli di un’esplosione nucleare ma piuttosto quelli di un potente ordigno esplosivo! A tale riguardo vogliamo ricordare come un antichissimo testo indiano, lo Sukra Niti, parli esplicitamente delle modalità e dell’impiego di una “polvere nera” i cui effetti sono totalmente uguali alla polvere da sparo potenziata!

I rilevamenti effettuati

Non potevamo andare a Mohenjo Daro senza portare con noi un rilevatore Geiger, strumento in grado di rilevare la radioattività ambientale e fornire stime realistiche dei livelli presenti nel sito. Come si può vedere dalla mappa sotto riportata abbiamo sottoposto non meno di tre punti del complesso archeologico ad una analisi ambientale per cercare di capire se fossero presenti tracce o residui di radioattività così come ipotizzato da Davenport.

Per quanto le nostre rilevazioni si siano protratte per diverso tempo i risultati sono stati negativi, i valori rilevati non si discostavano dalla normale radioattività di fondo e neanche le rocce fuse o vetrificate che tappezzavano interamente alcune parti del sito hanno presentato la minima emissione di radioattività

Non nego che inizialmente tale esito ha lasciato in me una profonda delusione e amarezza ma ho continuato negli scopi che mi ero prefisso effettuando ulteriori rilevazioni, come la rilevazione del campo magnetico ambientale (totalmente nella norma), e iniziando a studiare il terreno che si estendeva sotto i miei piedi.

Se si fosse trattato di una esplosione atomica, per quanto siano passati più di 4.000 anni, avremmo comunque ritrovato i segni e le tracce della sua antica presenza. Un esempio chiarificatore sono le stesse Hiroshima e Nagasaki che, a distanza di 60 anni dalla deflagrazione delle prime bombe atomiche, risultano prive di una radioattività ambientale nociva per l’uomo per quanto esistano alcune zone che presentano ancora valori elevati e dannosi per la salute umana.

Nel caso di Hiroshima e Nagasaki le esplosioni avvennero in quota, ad un’altezza di circa  580 metri dal terreno, per cui sullo zenit dell’esplosione non si formò alcun cratere e consequenzialmente le radiazioni si dispersero in maggior misura nell’ambiente circostante piuttosto che interessare e permanere nel terreno.

Detto questo però, l’onda generata dall’esplosione e il fallout che ne derivò lasciarono ad Hiroshima e Nagasaki segni indelebili e una contaminazione permanente.

Se a Mohenjo Daro non era avvenuta una ‘esplosione atomica’ era comunque innegabile il fatto che l’intero perimetro dell’area incriminata (epicentro e zone limitrofe) fossero totalmente, completamente, pervase da ogni tipologia di rocce fuse, da mattoni e vasellame vetrificato ed esposto ad una temperatura elevata. Il fatto curioso, come scrisse Davenport, è che le strutture nelle immediate  vicinanze del così detto epicentro sono totalmente inesistenti, si presentano cioé come ‘monticelli’ che solo ad una analisi ravvicinata mostrano la loro natura di mattoni e vasellame rotto e sparso sul terreno.

Alle domande sollevate e ai reperti ritrovati si unisce una nuova scoperta, del tutto inaspettata ed effettuata dopo il nostro ritorno in Italia, una scoperta che sembra ulteriormente avvalorare la possibilità di una esplosione nell’antichità.

Tale evidenza si ricollega direttamente alle tipologie di detriti fusi ritrovati a Mohenjo Daro e si associa alle più moderne tecnologie belliche nonché al residuo di fusione provocato dalle esplosioni ad alta intensità e al calore da esse generato. Ci riferiamo alle “Trinititi” pietre che costituiscono il residuo fuso e vetrificato originatosi dopo i primi test atomici effettuati nel 1945 negli Stati Uniti, ma altrettanto similari ai residui originati da bombe dall’alto potenziale esplosivo come la BLU-82 (una testata bellica da 6.800 kg).

Un raffronto tra le due tipologie di rocce fuse che lascia senza parole.

Un parallelismo che risulta così evidente da legittimare necessariamente la domanda su cosa realmente fosse avvenuto a Mohenjo Daro 4000 anni fa!

Ecco alcuni dei campioni di vasellame e rocce fuse fotografati a Mohenjo Daro:

Abbiamo intrapreso il nostro viaggio alla ricerca di risposte e nella speranza di trovare le prove di antiche esplosioni, abbiamo trovato un filo comune che sembra legare la città di Mohenjo Daro, i Vimana e le storie descritte negli antichi testi indiani.

Il viaggio continuerà e approfondiremo molte delle tematiche trattate, per ora ci piace concludere meditando su una frase che scrisse Davenport,  “nel passato è sepolta la soluzione per il nostro futuro”.

Forse ristudiando il nostro passato potremo migliorare davvero il nostro futuro, evitare di commettere gli stessi errori e forse anche imparare quello che gli antichi hanno sempre detto, ma che noi non abbiamo voluto ancora veramente ascoltare.

David Davenport, la Carta del Cielo del Nord e le Rotte dei Vimana nel cosmo

Ignorata nei decenni, sepolta dai ricordi e da un silenzio assordante, alcuni anni fa durante le nostre ricerche siamo riusciti a recuperare uno degli ultimi studi che Davenport condusse poco prima di morire e che confluì in una mappa stellare che lui stesso chiamò ‘Carta del Cielo del Nord’ a cui lo studioso dedicò molti sforzi prima di spegnersi, costituendo una eredità da approfondire per le generazioni future.

Questa è probabilmente la prima volta che la Mappa di Davenport viene pubblicata in versione integrale e in buona risoluzione (analizzabile e studiabile). Ne abbiamo parlato profusamente nel nostro I Vimana e le Guerre degli Dei in cui abbiamo dedicato un intero capitolo al tema, cercando di approfondire le vere origini di questa mappa e gli aspetti principali che la riguardano.

Per quanto nota fin dalla sua prima composizione, la così detta Carta del Cielo del Nord non ha mai visto veramente la luce se non limitatamente, in sporadiche riviste di settore che non le hanno certamente dato il giusto valore e rilievo che avrebbe meritato. Una voluta coltre di silenzio che ne ha celato indebitamente l’esistenza per quasi 30 anni da parte di coloro che gridando alla libertà di informazione in realtà celano velleità ben più personalistiche e oscurantiste.

Siamo venuti in suo possesso grazie a due amici di Davenport, il primo che ce ne fece dono fu l’amico Giulio Perrone (già dirigente RAI) oggi scomparso ma a cui mi legò una profonda amicizia. E’ stato però grazie allo sforzo congiunto con il ricercatore e amico Fabio Siciliano che, dopo decenni di silenzio, i veri misteri dietro questa carta stellare sono finalmente potuti tornare alla luce.

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Dal 2009, con Fabio Siciliano, abbiamo sottoposto la mappa a minuziose analisi e solo oggi possiamo comprendere ciò che Davenport aveva iniziato a sviluppare, ovverosia una carta che descriveva le antiche rotte che gli dei indiani, identificati come visitatori cosmici, seguivano per giungere sul nostro pianeta ovvero l’esistenza di sistemi solari abitati da altre forme di vita.

Il tutto ci potrà forse suonare assurdo o incredibile ma riecheggiano nella nostra mente i versi del Padma Purana, testo noto almeno dal 500 a.C., in cui si afferma che “nel cosmo esistono 8.400.000 forme di vita, 900.000 delle quali sono acquatiche, 2.000.000 sono costituite da alberi e piante; 1.100.000 sono piccoli esseri viventi come insetti e rettili; 1.000.000 di volatili; 3.000.000 sono animali ed infine 400.000 sono specie umane“, quindi forme di vita intelligenti simili alla nostra!

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Sempre in riferimento alla Carta, e alle fonti attraverso cui fu realizzata, negli anni ho potuto ascoltare svariate e contrastanti ‘ipotesi’.

La realtà dietro tutto ciò ci viene fornita però dallo stesso Davenport, o meglio dai suoi diari che siamo riusciti provvidenzialmente a ritrovare, ed in cui lo stesso David fornisce gli elementi chiave per la risoluzione dell’enigma.

Abbiamo identificato il primo riferimento in un quaderno scritto nel 1980 in cui, alla data del 5 gennaio, Davenport scrisse “…interessanti notazioni per la ricerca, scoperte le coordinate dei tunnel spaziali e delle energie cosmiche nel Surya Siddhanta + astronomia nella preistoria umana + Mahabharata…”.

Da questa prima notazione si apprende come la fonte primaria da cui Davenport sviluppò la sua Mappa del Cielo del Nord fu grazie al Surya Siddhanta, il più antico trattato astronomico al mondo scritto in lingua sanscrita ed il cui nome letteralmente significa “il perfetto trattato degli Dei solari“.

Il testo possedeva, inoltre, un’origine ‘divina’. Secondo quanto scritto nelle sue stesse pagine venne infatti enunciato da un messaggero del dio del Sole, Surya, al famoso asura Maya Danava verso la fine dell’ultimo Satya Yuga.

Il 9 gennaio 1980 Davenport aggiunge “… osservata la posizione astronomica dei pianeti e delle costellazioni delle Nakshatra vediche, dal Vymanika Shastra dal Surya Siddhanta: e le rotte delle navi spaziali (i Vimana, n.d.a.) e dei campi di energia nei settori definiti”.

Il termine Nakshatra identifica le ‘case’ astronomiche indiane, il corrispettivo della nostra suddivisone in Costellazioni della volta celeste.

Davenport aveva speso molti anni a studiare gli antichi testi sanscriti e aveva potuto confrontarsi con i più importanti studiosi indiani di quel periodo. Ne deriva un quadro alquanto interessante ed emozionante in cui il più antico trattato astronomico al mondo (il Surya Siddhanta) e un testo sull’antica scienza aereonautica indiana (il Vymanika Shastra), oramai di comprovata genuinità, sembrano aver custodito per secoli e millenni informazioni che vanno ben oltre tutto quanto abbiamo fino ad ora trattato.

Alla data dell’11 gennaio 1980 Davenport annota “completata una bozza della mappa stellare”. Il lavoro febbrile compiuto in anni di ricerche, viaggi e traduzioni da antichissimi manoscritti sembrava essere giunto ad un punto di svolta, ad un traguardo che lo stesso Davenport, ritengo, non avrebbe mai pensato di raggiungere.

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Dobbiamo fermarci un momento per comprendere il contesto all’interno del quale si contestualizza la Carta realizzata da Davenport. L’India, e il meno conosciuto Pakistan, sono luoghi del tutto straordinari, realtà in cui sono state conservate per millenni conoscenze antichissime successivamente trasposte in lingua sanscrita.

La maggior parte di questi trattati non è disponibile nelle lingue occidentali e molti di questi testi esistono in forma di singolo manoscritto presso le biblioteche dei templi o addirittura, come evidenziato più volte, furono tramandati in forma orale da Maestro a discepolo attraverso la Sruti.

Si tratta di testi di carattere non solo religioso ma anche matematico, astronomico o scientifico. Il più noto è appunto il Surya Siddhanta, la cui traduzione moderna è basata su ‘ipotesi’, giacché il libro appare descrivere uno scenario astronomico che non si accorda sempre e completamente con quello odierno. Parimenti, i suoi contenuti ci presentano un livello di dettaglio scientifico e analitico totalmente straordinario.

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Veniamo alle analisi compiute assieme a Fabio Siciliano sulla Carta del Cielo del Nord. Per questioni di spazio saremo costretti a fornirne in questa sede solo un breve cenno ma siamo già alle prese con un’analisi molto più approfondita che cercherà di sondare ogni aspetto, mistero ed errore al fine di fornire al pubblico materiale che per troppo tempo è stato eclissato e che, invece, reclama il suo doveroso posto nella storia in memoria di chi lo realizzò.

La mappa fornisce una rappresentazione, nella nostra epoca, del cielo boreale in Ascensione Retta e Declinazione.
La Carta è costituita da cinque cerchi concentrici paralleli di latitudine celeste (Declinazione – Dec) centrati sul Polo Nord Celeste. Il cerchio più esterno è l’Equatore Celeste, i cerchi delimitano quattro corone circolari detti “annuli” o “quadranti” e sono distanziati di 20°. La mappa è divisa in 24 settori da altrettanti meridiani di longitudine celeste (Ascensione Retta – AR) fra i quali il meridiano zero (0h) dell’equinozio di primavera.

Da sinistra: David W. Davenport, Josier, Ettore Vincenti

La Carta non riporta tutte le stelle visibili ma solo alcune, evidentemente le sole ritenute “interessanti“. Vi sono indicate in tutto 65 stelle, due sono segnate invece fuori dalla mappa e una delle ‘rotte’ indicate conduce al sistema di Sirio A+B, mentre un secondo sistema stellare australe è indicato lungo l’Equatore Celeste in basso a destra ed è quello di Lambda Acquarii (FK5 871).

In basso a destra è riportata la firma del suo autore “David W. Davenport”, a testimonianza del certosino lavoro condotto dal ricercatore. Disgiunta dalla stessa mappa troviamo anche una tabella che amici vicini a Davenport ci hanno confermato essere stata realizzata dal giornalista Ettore Vincenti.

Dallo studio comparato della Mappa con le carte astronomiche più attuali e i testi più remoti dell’antica India emergono dati veramente sconcertanti.

Anzitutto la Mappa di Davenport mostra la posizione ‘attuale’ delle stelle e non, come sostenuto fino a poco tempo fa, una rappresentazione stellare del 10.000 a.C. Al suo interno, infatti, la Stella Polare si trova nella sua posizione odierna. Nel 10.000 a.C. il Polo Nord Celeste si trovava nella costellazione di Ercole, e non nell’Orsa Minore come avviene adesso e nella stessa Mappa in questione.

Secondo Fabio Siciliano ed il sottoscritto la Mappa di Davenport ha lo scopo prioritario di evidenziare alcuni sistemi stellari definibili come “notevoli” in quanto, secondo l’ipotesi di Davenport, abitati, e culla da cui provennero le ‘visite divine’ nell’India Vedica.

Oltre alla Terra, detta Bhuloka e posta nel centro, e ad una selezione di alcune stelle e costellazioni, nel cerchio centrale (entro 20°) ed intorno al terzo (50°) e quinto cerchio (90°, Equatore Celeste) sono presenti 10 scritte in Sanscrito. Nel complesso la mappa indica le rotte seguite dai Vimana e dai Deva, i loro occupanti, per raggiungere Bhuloka, evidenziando anche i gruppi di stelle abitate poste sui loro percorsi.

Le rotte tracciate sono le seguenti (in senso orario):

– Arturo-Polare;

– Altair-Polare;

– Altair-Andromeda;

– Polare-Andromeda;
– Andromeda

-Alcyone(Pleiadi);
– Polare

-Alcyone(Pleiadi);
– Alcyone (Pleiadi)

-Aldebaran(Iadi);
– Aldebaran(Iadi)

-Betelgeuse (passando per la Cintura di Orione);

– Betelgeuse-Capella;
– Capella-Polare;
– Polare-Betelgeuse;
– Polare-SirioA+B (fuorimappa).

Da notare che, giacché accanto alla Polare, Dhruva in Sanscrito, è parimenti indicata Bhuloka, il senso generale della mappa ci indica come la destinazione di molte delle rotte indicate fosse proprio la Terra. Nel complesso 7 percorsi su 12 puntano al nostro pianeta.

Nel quadro appena delineato una costellazione in particolare, e le sue stelle limitrofe, risultano di particolare interesse, Orione. Nella mappa di Davenport, e secondo le sue teorie, questo settore stellare sembra essere densamente ‘popolato’ e attraversato dalle numerose rotte stellari.

In concomitanza con la stella Alpha Orionis troviamo una denominazione interessante che Davenport riprese dal Surya Siddhanta. La stella, più nota come Betelgeuse, era chiamata in sanscrito Ardra, letteralmente ‘umida’ o ‘verde’! Forse ad indicare che in un pianeta prossimo a questa stella esistevano le condizioni per poter ospitare la vita?

Davenport fu profondamente interessato a questa zona della costellazione di Orione, in particolare modo ad un asterisco (o gruppo di stelle) denominato in sanscrito Mriga Shiras. Da non dimenticare come la stessa costellazione di Orione fosse stata profondamente importante per moltissimi popoli dell’antichità. Nel suo significato etimologico la parola ritroviamo la  parola plurale “nephilim”, nella Bibbia considerati gli angeli caduti o discesi sulla Terra. In aramaico il singolare “nephila” indicava proprio la costellazione di Orione così come per i caldei “niphla” indicava sempre Orione. E’ possibile ritenere che gli dei, o alcuni di essi, descritti negli antichi testi sanscriti provenissero proprio da questo settore galattico? Perché no!!!

La stella trae il suo nome moderno dalla distorsione della parola araba Ib al Jauzah, ma nella sua più antica forma pre-aramaica era composta dalle parole Beth, casa, ed El, Dei, letteralmente la Casa degli Dei.
Sia il nome sanscrito che quello pre-aramaico, per Davenport, sancirono il profondo valore di questa stella.

Nel pantheon delle divinità induiste Ardra/Betelgeuse è presieduta inoltre dal dio Rudra, antico nome di Shiva, la cui immagine fu rappresentata, in posizione Yoga, su alcuni sigilli rinvenuti a Mohenjo Daro e datati al 3000 a.C., cinquemila anni fa. Come abbiamo osservato nel nostro testo, la tradizione vuole che l’AdiYogi Shiva fosse ‘sceso’ sul monte Kailash oltre 40.000 anni fa e da qui, dopo aver meditato per un tempo lunghissimo, avesse impartito i propri insegnamenti ai SaptaRishi, i Sette Saggi.

fonte: http://www.enricobaccarini.com/