l’Aceto di Mele: 10 benefici motivi per usarlo!

Sapevi che l’aceto di mele biologico è alcalinizzante, antiossidante, fa bene ai capelli e al viso,… Scopri qui una ricetta per utilizzarlo al meglio!

Una mela al giorno toglie il medico di torno

Questo dice la saggezza popolare e questo confermano le più recenti scoperte mediche: le mele sono ricche di

sali minerali tra cui calcio, fosforo, magnesio, potassio, sodio e zolfo
oligoelementi come ferro, magnesio, rame
vitamine, in particolare vitamina A e C
proteine, zuccheri, fibre,…
pectina, che agisce come disintossicante dell’organismo

Le sostanze preziose della mela si trovano in tutte le parti del frutto: nel torsolo, nella polpa, e nella buccia, e nell’aceto di mele esse sono ancor più concentrate.

I 10 vantaggi dell’Aceto di Mele

1. Migliora la produzione di saliva ed enzimi digestivi. Ciò porta a una diminuzione del gonfiore addominale, e dei problemi digestivi.

2. Contribuisce al mantenimento di un corretto peso-forma: stimola il metabolismo, e al contempo attenua il desiderio di dolce.

3. Attiva le difese immunitarie, e uccide batteri, funghi e altri micro-organismi.

4. Stimola la circolazione, e contribuisce al drenaggio delle cellule adipose e della cellulite.

5. Migliora la pelle: può essere utilizzato per alleviare acne, punture d’insetto, funghi. Inoltre è un potente antiossidante.

6. Contenendo acido malico, allevia i dolori articolari e contrasta la formazione di calcoli.

7. Alcalinizza il corpo umano.

8. Essendo ricavato anche dalla buccia di mele è ricco di triterpenoidi, che contrastano la proliferazione di cellule tumorali.

9. Essendo acido può essere utilizzato per fare i vapori: tonifica i polmoni favorendo l’espulsione del muco. Inoltre uccide gli eventuali agenti patogeni presenti nell’aria, limitando il contagio.

10. Può essere utilizzato per fare i gargarismi, in una soluzione acqua e aceto: in tal modo si possono alleviare afte, gengive sanguinanti, mal di denti e infezioni del cavo orale.

Per ottenere tutti questi vantaggi è sufficiente utilizzare l’aceto di mele nella propria alimentazione.

Può essere anche assunto tutte le mattine, mescolando insieme 2 cucchiaini di aceto di mele e 1 di miele in un bicchiere di acqua: questo drink contribuisce alla prevenzione di malattie e al mantenimento di un corretto stato di salute.

Riconoscere un buon aceto di mele

Contrariamente a quello che si pensa l’aceto di mele migliore è un po’ torbido, meglio ancora se con qualche filamento sulla superficie. Un aceto distillato ha un aspetto migliore, più limpido e cristallino, ma ha anche perso la maggior parte delle sostanze che lo rendevano così sano.

Attenzione anche al prezzo: un buon aceto di mele deve essere di origine biologica, ed ottenuto da buccia+polpa+torsolo delle mele.

Molte industrie, invece, utilizzano la polpa delle mele per produrre la composta, mentre succo e torsolo vengono considerati scarti e quindi impiegati per realizzare l’aceto di mele. In questo modo però si perdono le sostanze nutritive presenti nella polpa.

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Fagottini al cioccolato

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Questa  mattina avevo voglia di un bel dolce caldo e fragrante… e nel frigo era rimasta un pò di pasta sfoglia e della ganache al cioccolato della millefoglie fatta giorni fa.
Ingredienti :
-Pasta sfoglia (se comprata un rotolo quadrato senza strutto)
-ganache al cioccolato ( tre cucchiai colmi)
– zucchero a velo
-latte vegetale quanto basta.

Procedimento:
Preriscaldare il forno a 180°. Stendere la sfoglia e appianarla ulteriormente infarinamdo il mattarello con lo zucchero a velo.  Con la rotella formare  dei rettangoli lunghi sufficientemente da piegarli a portafoglio. Aggiungere mezzo cucchiaio di ganache all’inizio del quadrato, spennellare i margini con latte vegetale (per sigillare)  e chiudere, fare sopra dei tagli col coltello e spennellare i fagottini con il latte. Infornare su una teglia ricoperta di carta da forno e attendere la doratura, dopo circa 10 min. Sfornare e cospargere di zucchero a velo.
PRONTE! FRAGRANTI E IRRESISTIBILI!
Le ho accompagnate con un bel centrifugato di mango e papaia ben maturi.

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Millefoglie bigusto vegan

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Questo è in assoluto il mio dolce preferito… questa è la mia versione bigusto con crema al cioccolato,ganache al cioccolato, una sorta di chantilly  rivisitata, e crema pasticcera.
Millefoglie vegan 100% VEGETALE!
OCCORRENTE:
Per la sfoglia:
preparate una palla oleosa impastando molto bene 600 grammi di burro non caseario con 200 grammi di farina. Avvolgete il tutto nella pellicola e lasciate riposare in frigo una notte (o 8 ore). Prima di togliere la palla oleosa dal frigo, preparate la palla acquosa, con 400 grammi di farina, 250 ml di acqua e un cucchiaino colmo di sale fino. Impastate fino ad ottenere una palla omogenea e asciutta. Spianate la palla acquosa in a forma di rettangolo alta circa 1 cm e spianateci sopra la palla oleosa. Piegate il rettangolo ottenuto in tre, poi mettetelo in frigo 1 ora. Toglietelo dal frigo, spianatelo, poi piegatelo a metà e rimettetelo in frigo un’altra ora. Più volte ripetete la sequenza, più alta e sfogliata sarà lapasta. La sequenza quindi è: piego in 3-frigo-spiano, piego a metà-frigo-spiano. Dopo l’ultima spianata, tagliate la pasta in 3 o 4 rettangoli bucate lungo la superficie con i rebbi di una forchetta, spennellare con acqua e zucchero e successivamente cospargere con zucchero a velo. Riporre nuovamente le sfoglie crude per un’ora in frigo. Uscite i quadrati e cuoceteli in forno a 180° per 10 minuti, o cmq a doratura. Le sfoglie da impilare sono pronte
Per la farcia:
Crema pasticcera: prendere una noce abbondante di burro e scaldare a fuoco bassissimo assieme a due cucchiai di farina( o amido di mais) e mescolare. Aggiungere a filo 300 ml di latte vegetale, meglio se vanigliato,  continuando a mescolare col cucchiaio di legno. Appena si comincia ad addensare aggiungere, sempre mescolando, l’aroma vaniglia un pezzetto di scorza di limone, un pizzico di curcuma e due cucchiaini colmi di zucchero a velo. Lasciar raffreddare.

Crema al cioccolato:
Mettere in una casseruola antiaderente 4 cubetti di cioccolato fondente da cucina  due noci di burro di soia, latte vegetale quanto basta (1bicchiere). Mescolare fino a quando il tutto nn si è completamente sciolto.  Unire metà del composto con metà della padticcera prodotta in precedenza

Chantilly (la mia versione)
Ingredienti
10 gr di fecola
100 gr di latte di soia
40 gr di olio di riso
1 cucchiaino di zucchero a velo vanigliato
Agar agar  (2 grammi)
30 gr di olio di riso ( per la montatura della panna )
mettete in una pentola non troppo grande 10 gr fecola di patate unite un pò di latte di soia e mescolate creando una creminapoi unite il restante latte di soia.

accendete il fornello basso, mescolate di continuo con un cucchiaio di legno, unite 40 gr di olio a filo, unire un cucchiaino raso di agar agar in polvere sempre mescolando.

Lasciate che riprenda l’ebollizione un secondo, a questo punto togliete la pentola dal fuoco e fate freddare bene (immergete la pentola in una ciotola contenente acqua fredda, mescolate di tanto in tanto)dopodichè aggiungete 1 cucchiaino di zucchero a velo, frullare qualche secondo con le fruste elettriche e unite a filo 30 gr di olio di riso ( è importante unirlo a filo mentre le fruste elettriche sono azionate ). Riporre il tutto in frigo.

Composizione della torta:
Aggiustare i margini  tagliando i bordi, non gettateli un pò fateli ginire in bocca ( ebbe’ non si può resistere…) e un pò lo sbriciolate per decorazione.   Mettete uno strato sottile di ganache al cioccolate, spruzzate con la granella  di nocciole. Con la siringa o sache a poche mettete la crena di cioccolato. Mettete la seconda sfoglia, sempre con la siringa mettete uno strato di chantilly veg, infine chiudete girando la sfoglia dalla parte non gonfia . Con la palettina mettete la ganacheai bordi per far aderire le briciole conservate alla rifinitura delle sfoglie. Cospargete di zucchero a velo e fate dei fiocchi con la crema pasticcera. Consiglio di farla rassettare in frigo per almeno un paio d’ore prima di gustarla. Questo occorrentebiene una torta delle dimensioni rettangolari 22 x16.

proteine animali: cibo spazzatura

La proteina animale è una proteina di seconda mano, in quanto l’ erbivoro di cui  ci nutriamo, ha assimilato le proteine dalle piante, ed oltre a questo, c’è da considerare l’enorme dispendio di energia e di risorse naturali, parliamo in termini pratici: il grano o il granturco fornisce 22 volte per caloria di proteine di un combustibile fossile del manzo prodotto con i sistemi di alimentazione moderni. I fagioli di soia sono 40 volte migliori, in termini di energia, rispetto all’attuale carne di manzo E VISTO CHE CI SI ASPETTA  CHE QUALCUNO POSSA DIRE CHE SONO LEGGENDE METROLPOLITANE DICO LA FONTE  (font david Pimental, Ricercatore della Cornell University )non andate a googlerare solo dove vi si conviene!

continuo:

-ogni persona che passa ad una dieta di vegetali salva una porzione di foresta di 3000 metri quadrati

-La quantità media utilizzata da un vegetariano è di circa 5 litri, cioè il 25% della quantità necessaria per soddisfare una dieta standard occidentale; la quantità media utilizzata da un vegano è di circa 1,350 litri…

-85% della perdita della superficie del suolo negli USA è collegata direttamente alla produzione di bestiame

-una riduzione anche soltanto del 10% della produzione di bestiame negli USA, basterebbe per sfamare 60 milioni di persone.

(fonte: libro Guarire il pianeta di Edward Esko)

POLLI:

Cosa mangiano i polli italiani negli allevamenti intensivi?
Il mangime è principalmente costituito da mais e altri cereali. In più vi sono degli integratori a base di sostanze grasse per favorire la crescita. Anche l’olio esausto, l’olio dai motori delle macchine usato, è ammesso nella dieta dei polli
Italiani, che sono considerati come dei “grandi riciclatori”. Molti sottoprodotti sono  quindi permessi. Per quanto riguarda mais e soia ogm nei mangimi, non c’è obbligo di etichettatura poi nel pollo. Bisogna dire che chi mangia carne ha una forte possibilità di mangiare proteine , proprio perché negli allevamenti non biologici l’uso di mangimi geneticamente modificati è permesso.

I polli da ingrasso sono tenuti liberi in capannoni affollatissimi, per ogni animale lo spazio disponibile è di 20-30 cm quadrati. In 38 giorni gli animali raggiungono il peso ottimale per la vendita, un peso enorme raggiunto in troppo poco tempo, così che la struttura ossea non riesce a rinforzarsi a sufficienza per reggerlo

Illuminazione artificiale che li tiene 24 ore su 24 alla luce e densità di 15-20 polli per metro quadro… Animali così stressati saranno anche più deboli…
L’illuminazione artificiale tende a creare un’atmosfera uniformemente “grigiastra” , perché se ci fosse troppa luce sarebbero acuiti i fenomeni di cannibalismo. In queste condizioni la mortalità degli animali è comunque alta, ma il loro valore commerciale è così basso da non preoccupare particolarmente l’allevatore.  A 45 giorni vengono ammazzati, mentre in natura potrebbero vivere fino a 7 anni.

GALLINE OVAIOLE:

Negli allevamenti che producono galline ovaiole, i pulcini maschi (inutili al mercato in quanto non in grado di produrre uova, né adatti alla produzione di carne di pollo) sono gettati vivi in un tritacarne, o soffocati in buste di plastica, o schiacciati in apposite macchine per diventare mangime(quindi cannibalismo…), mentre a quelli femmina viene tagliato il becco per impedire loro di beccare a morte le compagne. Questa procedura, che comporta il taglio di tessuti teneri simili alla carne che gli umani hanno sotto le unghie, è così dolorosa che molti pulcini muoiono per lo shock. Inoltre, questa operazione lascia spesso scoperti i terminali nervosi presenti nel becco, determinando così un dolore continuo per tutta la vita dell’animale.

Non appena la produttività delle galline diminuisce sotto il livello fissato, di solito dopo 2 anni, sono sgozzate per diventare carne di seconda scelta.

TACCHINI FAGGIANI OCHE:

Le oche sono ancora più sfortunate, perché vengono sottoposte al “gavage”: immobilizzate, vengono ingozzate con un imbuto fino a che il loro fegato si spappola, per produrre così il famoso “paté de foie gras”. Anche i fagiani sono allevati in batteria, per poi essere liberati e poter servire da bersaglio ai cacciatori, o, nella migliore delle ipotesi, ai predatori che si trovano nelle riserve di caccia. Se non uccisi da cacciatori o predatori, muoiono ugualmente dopo pochi giorni perché non sanno procurarsi il cibo da soli.

PESCI DI ALLEVAMENTO:
Non ci piace quello che Madre Natura ci passa. Questa è una fabbrica di pesce.” –Bill Evans, vice presidente di Mariculture Systems Inc., una azienda produttrice di salmoni (Citazione tratta dal The New York Times del 1 Marzo 1997)

L’Acquacoltura (l’allevamento di pesci in un ambiente controllato) è diventata un’industria da svariati milioni di dollari. Quasi metà dei salmoni, il 40% dei molluschi ed il 65% dei pesci di acqua dolce consumati al giorno d’oggi, trascorrono la maggior parte della loro vita in cattività. Il National Fisheries Institute (Istituto Nazionale delle Industrie della Pesca) definisce l’acquacoltura “uno dei settori dell’industria della produzione di cibo con la più rapida crescita a livello mondiale”.

Strappati via dal loro ambiente naturale, i pesci allevati nelle “acquafattorie” vengono rinchiusi in vasche poste all’interno di costruzioni in acciaio. Sistemi ad elevata portata ed alta tecnologia controllano l’afflusso di cibo, luce e la stimolazione della crescita. Farmaci, ormoni e le tecniche dell’ingegneria genetica vengono utilizzati per accelerare la crescita e modificare il comportamento riproduttivo degli esemplari.

Per dimostrarsi redditizie, le acquafattorie devono allevare un numero elevatissimo di animali in ambienti ristretti. Questo sovraffollamento provoca danni alla testa ed alle pinne dei pesci e causa un anomalo accumulo di stress negli animali che risultano così facili prede di malattie epidemiche. Di conseguenza, per mantenere sotto controllo la proliferazione dei parassiti, le infezioni di epidermide e branchie, ed altre malattie tipiche dei pesci di allevamento, i tecnici delle acquafattorie pompano massicce dosi di antibiotici e sostanze chimiche nell’acqua delle vasche. Una delle sostanze chimiche utilizzate per eliminare i pidocchi di mare, i Dichlorvos, è altamente tossico per tutte le forme di vita marina e può provocare l’infarto nei salmoni.

L’acquacoltura stravolge il comportamento naturale e l’istinto dei pesci. In natura, la migrazione dei salmoni dall’acqua dolce all’acqua di mare avviene gradualmente, mentre nelle acquafattorie il brusco e violento cambio di habitat provoca un trauma tale da causare la morte di quasi il 50% per cento degli esemplari. Molti pesci mostrano segni evidenti di frustrazione e stress, come, ad esempio, il saltare continuamente fuori dall’acqua.

Il momento della macellazione porta ulteriori traumi. I pesci vengono spesso privati del cibo nei giorni o addirittura nelle settimane che precedono la macellazione, allo scopo di ridurre la contaminazione dell’acqua durante il trasporto. Alcuni pesci vengono uccisi senza essere nemmeno storditi; le loro arcate branchiali vengono tagliate e vengono lasciati sanguinare fino alla morte, in preda a convulsioni ed altri evidenti segni di sofferenza. In altri casi gli animali vengono uccisi semplicemente prosciugando l’acqua dalla vasca mandandoli incontro ad un lento soffocamento.

L’allevamento di una tonnellata di pesce richiede otto tonnellate d’acqua. La produzione intensiva di gamberi richiede una quantità d’acqua fino a 10 volte superiore.

Secondo la rivista Science, un allevamento di salmoni di un ettaro produce una quantità di rifiuti paragonabile ad una città di 10.000 persone. Si è constatato che gli allevamenti di salmone della Colombia Britannica producono la stessa quantità di rifiuti prodotta da una città di mezzo milione di persone.

Le fattorie di acquacoltura scaricano i rifiuti, pesticidi ed altre sostanze chimiche direttamente nelle acque costiere, ecologicamente fragili, distruggendo così l’ecosistema locale. Inoltre, gli allevamenti di Acquacoltura che allevano i pesci direttamente in zone di acque libere opportunamente recintate, distruggono fiorenti habitat naturali sovraccaricandoli ben al di là della loro capacità. I rifiuti organici prodotti dai pesci possono formare enormi strati di fanghiglia verde sulla superficie dell’acqua, impoverendo così di ossigeno le acque stesse ed uccidendo gran parte delle forme di vita in esse contenute.

In Brasile la devastazione provocata dall’Acquacoltura ha modificato il clima locale a tal punto che alcuni allevamenti sono stati costretti a chiudere i battenti.

Inoltre, nonostante i pescicoltori amino descrivere l’acquacoltura come un’alternativa all’impoverimento della popolazione ittica, molte delle specie allevate, sono in effetti predatrici, come ad esempio il salmone ed il gambero, e devono pertanto essere alimentate con pesci oceanici. Sono necessari 2.5 chili di pesce oceanico per produrre solo mezzo chilo di pesce allevato.

BOVINI (VITELLI):

Il viaggio nella “follia zootecnica” continua con i bovini, altro caposaldo dell’allevamento intensivo nel nostro paese.

Avete idea di quante volte partorisce una vacca allo stato naturale? Almeno sette volte. Nell’allevamento intensivo dove la vacca da latte ormai non è più bovino, ma un’unica immensa spugna che si chiama mammella, il tasso di rimonta è del 30 per cento. Vi spiego in soldoni che cosa significa. Significa che una vacca partorisce tre volte nella vita non di più. Perchè? Semplice.

L’esasperata produzione di latte non le permette di partorire altre tre volte.

Non ce la fa proprio. Dopo tre parti è “spappolata”, roba da macello. Il suo patrimonio genetico è come una molla possente che la spinge a produrre latte, e basta.

Oggi le vacche non sono più tutte legate alla catena come una volta, ma non lasciatevi ingannare da questa cortesia umana. Cento quintali di latte in dieci mesi sono circa 30-35 litri di latte al giorno per 300 giorni. Se non è la Ferrari di Shumi sarà la Renault di Alonso. Basta un piccolo trauma sulla mammella o l’azione della mungitrice sui capezzoli usurati ed è la mastite, ed è il macello, perchè la vacca è la sua mammella. Le articolazioni sono talmente fragili che guai a scivolare, non si alza più. Ed è il macello.

A sentire parlare di Afta, l’allevatore più mangiapreti si fa il segno della croce. Una tragedia. Migliaia di vacche con la febbre ed eruzioni sulla lingua. Il bianco latte che non sgorga più da bestie che non possono mangiare per diversi giorni. Abbattimenti di massa, piani d’emergenza.

Nelle pampas argentine il vaquero a sentire parlare di afta sorride. Arriva, fa star male, fa morire qualche capo e poi se ne va come è arrivata. Poco più
che un’influenza in Islanda. Mai sentito che il popolo islandese è a letto con l’influenza e le scuole sono chiuse? Mai, almeno io.

L’afta fa paura a chi tiene milioni di mammelle concentrate in capannoni, una di fianco all’altra, sperando che ogni giorno dalla spugna esca più latte. Provate a pensare diversamente. Meno latte, più spazio, più parti, più vitelli e alla fine più carne senza ricorrere all’importazione di vitelloni. Troppo facile.

L’abominio totale si raggiunge con la produzione di vitelli a carne bianca. Negletti dai proprietari della madre (tanto, dopo una dozzina di giorni vengono venduti, magari dalla Polonia all’Italia), non assumono il colostro, ovvero il primo latte che gli donerebbe anticorpi nei confronti delle malattie. Arrivano nei luoghi dove vengono ingrassati, indeboliti e disidratati, per cui devono essere trattati subito con antibiotici e reidratanti. Pesano 40 chilogrammi e devono arrivare a 240 chili di peso con una carne bianca candida. Via il ferro allora, ma senza ferro non si vive. Allora dategli un po’ di ferro, ma poco, il minimo e che sia poco assorbibile. Dategli da mangiare beveroni di acqua e latte in polvere in uno spazio di 1,6 metri quadrati per un vitello di 150 chili. Fortuna che hanno vietato le gabbie dove venivano allevati singolarmente. Adesso vanno a gruppetti nei box, ma non i primi 15 giorni, quando vengono legati con le catene uno ad uno perchè altrimenti come si fa a controllare chi ha mangiato due litri di beverone e chi mezzo litro?

Naturalmente, inutile dire che gli animali indeboliti dai viaggi, dalla mancanza di colostro, da un’alimentazione innaturale per un ruminante sono soggetti ad infezioni virali (Herpesvirus dell’IBR) e batteriche (Pasteurelle, Bordetelle) che li portano spesso a morte. E tutto questo per avere cosa? Carne dietetica?

Il vitellino che il pediatra indica alla mamma? Ormai è ampiamente dimostrato che la carne di questi animali ha un contenuto di grassi e colesterolo uguale a quello del tacchino e del pollo. In più talvolta si trova la sorpresina di vedere lievitare le tettine dei propri bambini. E allora? Il vero problema è che dobbiamo smaltire le scorte eccessive di latte in polvere prodotto, a livello europeo, dalle immense mammelle di cui sopra.

(FONTE:

Animali spremuti come macchine negli allevamenti intensivi di bovini

Di Oscar Grazioli)

falafel con humor! e salsa tzaikiki veg

falafel
Ebbene sì, sono tornata! la mia lunga pausa estiva è svolta al termine, sigh ahimè! ma sono carica carica di nuovi propositi. A cominciare proprio dalle veg ricettuole sfiziose e salutari, come sempre, ok qualche frittura ci sta dai, come il caso di questi sfiziosissimi falafel, che sono belli anche da vedere, oltre che gustare. I falafel sono un piatto tipico medio- orientale, che prevede l’utilizzo di legumi, a crudo, non cotti, messi in ammolllo per 24 ore, cambiando qualche volta l’acqua. poi si speziano a piacere, ma la ricetta originale prevede le seguenti spezie:
aglio, cipolla, cumino in polvere, coriandolo, peperoncino secco, sale e pepe. questi si aggiungeranno una volta che i legumi scolati sono stati frullati, ovviamente non deve mancare un bel giro di olio evo…. Si lascia riposare in frigo, più sta meglio è , ma basterebbe un oretta, eh il composto bello e pronto per essere malleato e fritto in abbondante olio bollente. la forma originale sarebbe una polpetta schiacciata, ma secondo me son più belli i cuoricini!!!
la salsa di accompagnamento tipica di questo piatto è lo tzaikiki, fatto con lo yogurt greco, che ovviamente, non useremo, e al suo posto utilizzeremo lo yogurt di soia (100 gr), poi 3 cetrioli spellati tagliati a meta e privati di semi, fatti scolare della loro acqua per mezzo di abbondante sale grosso per 10 min, sciacquati sotto il rubinetto e strizzati per bene, frulla tutto col minipimer , aggiungendo uno spicchio di aglio olio evo, pepe.

Raw food cos’ è e il perchè

Perché mangiare prevalentemente crudo?

 Il crudismo nella sua forma più radicale ed estrema risale a molto prima della comparsa dell’homo sapiens sulla terra.

Ci sono varie forme di crudismo, ma quella che più si addice al mio stile di vita è il crudismo vegano, cioè una dieta a base principalmente di frutta, verdura e semi oleosi escludendo ogni tipo di prodotto di origine animale.

La ragione principale è che la cottura del cibo sopra ai 43-45 gradi centigradi provoca:

  • Uccisione degli enzimi digestivi: Gli enzimi sono importanti per digerire il cibo che mangiamo. Il tuo corpo può produrre enzimi per digerire il cibo cotto, ma lo fa spendendo un sacco di energia. Questa è la ragione per cui ti senti spesso stanco dopo un pasto pesante e abbondante. A lungo andare il corpo umano ha sempre meno capacità di produrre enzimi digestivi e gli organi iniziano a funzionare a rallentatore o a causare malattie e disagi anche molto gravi.
  • Un cambiamento del ph dei cibi rendendoli acidificanti. Uno dei vantaggi di una dieta vegana crudista è infatti la regolarizzazione del livello di acidità del sangue che sarà sempre più alcalino, l’ideale per l’essere umano in perfetta salute fisica.
  • La conversione di minerali presenti nel cibo da organici a inorganici, molto più difficili da assorbire dall’organismo. Un cattivo assorbimento di minerali organici può provocare calcoli renali, sedimentazione di calcio in zone indesiderate e tanti altri spiacevoli inconvenienti classificati dalla medicina moderna con nomi di malattie assai bizzarre.
  • Distrugge la maggior parte delle vitamine.
  • Distrugge la forza vitale. Mangiare cibo cucinato significa mangiare cibo morto. Il cibo morto ti fa sentire stanco e pesante, mentre il cibo vivo e crudo ha un sacco di energia vibrante all’interno e ti darà energia. Un seme crudo germoglierà, un seme cotto no! Quando cogli un frutto acerbo esso continua a maturare per settimane intere. Il cibo cotto al contrario inizia a decomporsi dopo pochi giorni.

Credo che queste ragioni siano sufficienti per spiegare alla maggior parte delle persone del perché dovremmo inserire molto più cibo crudo nella nostra alimentazione.

Fragole buone buone…

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Ho avuto in regalo queste stupende fragole e non posso non ricordare la bellissima canzone di Luca Carboni….altro che cantanti di x factor e compagnia bella..
Le ha dato fragole buone, buone
le ha dato fragole col limone, Simone
lui adesso senza problemi
mi ha rubato la fidanzata, ubriacata
col rossetto lì sulle labbra
con le labbra che san di vino, divino
il sapore di queste sere
che finiscono
Che le fragole sono buone
non ho il coraggio di gridarlo, in ritardo
vado a prenderla sotto casa
suono il clacson ma non arriva, la diva
allora prendo la decisione
faccio le scale fino alla porta, che è aperta
busso forte poi entro piano e lei…

… e lei, e lei è lì che muore oddio
oddio non so che fare
io chiamo l’ascensore
ma non risponde mai
e le fragole lo sa, col limone lei lo sa,
fanno male, male, male senza amore
ma lei stupida com’è, lei testarda più di me
più di me…

Vuole fragole buone, buone
vuole fragole più mature, mature
io capisco che sta morendo
sta morendo o è moribonda, la bionda
allora giuro che è per amore
e quando giuro io son sincero, davvero
allora ecco la mia vendetta
vendo fragole a chi
a chi le aspetta

… e lei, e lei è lì che muore oddio
oddio non so che fare
io chiamo l’ascensore
ma non risponde mai
e le fragole lo sa, col limone lei lo sa,
fanno male, male, male senza amore
ma lei stupida com’è, lei testarda più di me
più di me…

Altri testi su: http://www.angolotesti.it/L/testi_canzoni_luca_carboni_194/testo_canzone_fragole_buone_buone_10700.html

Tutto su Luca Carboni: http://www.musictory.it/musica/Luca+Carboni